GLI EROI DI BASELITZ AL PALAEXPO

Dal 4 marzo 2017 il Palazzo delle Esposizioni presenta la mostra Georg Baselitz. Gli Eroi. Un progetto impegnativo per l’eccezionalità delle opere esposte, avviato dallo Städel Museum di Francoforte e realizzato in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo Roma, Moderna Museet Stoccolma, Museo Guggenheim Bilbao. La mostra è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale. L’edizione italiana presenta circa 70 lavori ed è curata da Max Hollein già direttore dello Städel Museum di Francoforte, attualmente direttore del San Francisco Museum of Fine Arts, e da Daniela Lancioni curatore senior del Palazzo delle Esposizioni. La mostra raccoglie la maggior parte dei quadri appartenenti alla serie nota con il titolo di “Eroi” o “Nuovi tipi”, alla quale il giovane Baselitz, appena ventisettenne, si dedicò tra il 1965 e il 1966Insieme ai dipinti è esposta una selezione di disegni e di xilografie dello stesso soggetto.

Ai dipinti e ai disegni degli anni Sessanta è affiancata una selezione di “Remix”, grandi quadri realizzati dopo il Duemila che reinterpretano i precedenti “Eroi” e “Nuovi tipi”.

È la prima volta che al gruppo degli “Eroi” e dei “Nuovi tipi”, considerati una sorta di manifesto della pittura di Baselitz e una pietra miliare della storia dell’arte contemporanea, viene dedicata una mostra monografica di ampio respiro.

La maggior parte delle opere esposte provengono da collezioni museali.

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Soldati”, “Pastori”, “Ribelli”, “Partigiani”, “Pittori”, “Pittori moderni”, “Rossi”, “Bianchi” sono gli “Eroi” e i “Nuovi tipi” dipinti da Georg Baselitz nell’arco breve di un anno durante il quale l’artista, in solitudine e immerso in un vero e proprio furore espressivo, cercò la sua strada lontano da ogni suggestione proveniente dall’esterno.

Cresciuto nella Germania Democratica e trasferitosi nella Germania Federale prima della costruzione del Muro di Berlino, proprio a partire da queste opere, tra il 1965 e il 1966, Baselitz si trovò al centro di quell’interesse internazionale che lo ha portato ad essere riconosciuto come uno dei massimi interpreti della cultura visiva contemporanea.

Come il giovane pittore auspicava al momento della loro realizzazione, i dipinti degli “Eroi” e dei “Nuovi tipi” si sottraggono ancora oggi a ogni possibile criterio di catalogazione.

Baselitz, infatti, sebbene fosse consapevole delle avanguardie internazionali e ne avesse in parte assorbito le novità, se ne mantenne distante, preservando, con determinazione, la diversità della sua visione, provocatoria e complessa al tempo stesso.

Gli “Eroi” sono condotti con una pittura vigorosa, nella quale colore, segno, espressione e figura arrivano congiuntamente a un grado elevato di intensità quasi sfidandosi a vicenda.

Anche i soggetti rappresentati mostrano aspetti dissonanti, studiati negli anni secondo diversi punti di vista (biografico, psicologico, storico-politico), possono suggerire stati d’animo opposti e la visione innegabile del dramma che essi trasmettono può essere tradotta negli esiti di un tragico fallimento o in un segno di speranza.

Una ambiguità preziosa, questa, espressa da un giovane nato in Germania prima della caduta del nazionalsocialismo, che aveva visto il suo paese diviso in due metà in contrasto tra loro, senza riuscire a riconoscere in alcuna delle due un valido modello sociale.

Negli Eroi”, scrive Max Hollein nel catalogo della mostra, “risiedono il simbolo dell’adolescenza e le tematiche del dolore, della consapevolezza della propria colpa, della ribellione e della speranza in un mondo concepito come estraneo, sbagliato o mutilato”.

Ma si tengano anche in mente le parole dello stesso artista: “Sono stato messo al mondo in un ordine distrutto, in un popolo distrutto, in una società distrutta. E non volevo introdurre un nuovo ordine. Avevo visto fin troppi cosiddetti ordini”.

La pittura di Baselitz, pertanto, insieme ad altre voci, tra le più alte della cultura del secondo Novecento, ha tracciato la via lungo la quale imparare a concepire le differenze, le incongruità, le contraddizioni, in un quadro capace di scongiurare l’insorgere di nuove ideologie.

I dipinti degli “Eroi” o “Nuovi tipi”, apparsi inizialmente nella mostra personale nella galleria Rudolf Springer di Berlino nel 1966, sono stati identificati con questo nome solo nel 1973 in occasione della personale nella galleria di Hans Neuendorf ad Amburgo intitolata “Ein neuer Typ”.

Baselitz vi ha lavorato di ritorno dal soggiorno a Firenze, dove aveva trascorso sei mesi grazie a una borsa di studio conferitagli da Villa Romana nell’arco del 1965. Era un periodo quello in cui la storia del capoluogo toscano si trovava al centro di una rilettura e di una rivalutazione del Manierismo, lo stesso che si riverbera nei dipinti di Baselitz (l’artista leggeva Gustave René Hocke sulla letteratura manierista e nel 1965 usciva La maniera italiana di Giuliano Briganti).

In stretta continuità con la serie degli “Eroi” e dei “Nuovi tipi” sono i quadri cosiddetti “fratturati” del 1966 di cui la mostra presenta i primi esemplari insieme a un gruppo di disegni che permette di seguirne la genesi. In questi dipinti porzioni di figura smettono di combaciare slittando su immaginari piani orizzontali. Non una decostruzione, è stato osservato, ma una riorganizzazione dell’immagine che precede la stagione dei dipinti capovolti.

Con l’idea di tracciare un’ideale continuità tra il passato e il presente e con il desiderio di aggiornare il pubblico romano sull’arte più recente del grande pittore tedesco, la mostra si conclude con una selezione dei dipinti che Baselitz definisce “Remix” e ai quali ha iniziato a lavorare nel 2005. Quelli esposti sono datati 2007 e 2008 e sono tutti riferibili alla serie degli “Eroi” e dei “Nuovi tipi”, condotti con una pittura veloce e con un desiderio di isolamento e di autoreferenzialità, ma lasciando precipitare in essi molteplici suggestioni (eroi, alberi, il volto di Hitler, l’aquila germanica, il dripping di Pollock, una composizione di Mondrian, la svastica).