GRANDE SOLO DOPO MORTO

di Maurizio Liverani

Quando un grande giornalista scompare dopo essere stato dimenticato e messo da parte per tanti anni da una stampa che si gabella per liberale, ma liberale non lo è, risorge con un’alta “acrobazia”. E’ il caso di Enzo Bettiza, gran conoscitore del comunismo, anticomunista convinto, liberale non fasullo come quelli che oggi si dichiarano tali. Non si è mai sicuri di nulla; i politici e i giornalisti diversi da lui sembrano opera del caso, o comunque una brillante combinazione di astuzia e fortuna. Aggiungiamo che i nostri “padri nobili”, le nostre “coscienze critiche” hanno dato sinora agli italiani una sensazione di curiosa insoddisfazione. Quell’insoddisfazione che si prova davanti a un bel mobile con i cassetti e gli sportelli che si chiudono male. In nessun’ altra nazione europea la “mortalità politica” (in senso fisico ma anche di prestigio e di audience) è così alta. In nessun Paese si uccidono tanti notabili, tanti micro-leader sulla pista di lancio. A confronto di Enzo Bettiza il compianto Indro Montanelli è considerato da molti un “tamburlone del nulla” da quando si è saputo che Leo Longanesi con una battuta scherzosa disse: “Non sa nulla ma lo scrive così bene”. Nel gran polverone sollevato dalle rivelazioni del defunto Kgb sappiamo, dal “vivandiere” celebrato anni fa dalle Botteghe Oscure, che l’Urss voleva arrivare a  impossessarsi del manico del potere in Italia. Sono bastate le cannonate di Budapest e Praga a destalinizzarci e creare un partito faxsimile, rispettoso soprattutto della Chiesa. E’ allora che si attribuì drammaticità al fascismo, morto e sepolto da anni. Così è stato facile rivendicare l’indipendenza da Mosca nonostante ciò volesse dire restare senza tetto e senza rubli. Oggi i postocomunisti non vogliono più essere considerati “ex” proprio per quanto ha scritto sull’Unione Sovietica, nel suo libro “Esilio”, Enzo Bettiza; ma per la smania di restare a galla ad ogni costo si atteggiano a socialdemocratici, nobili dal volto umano. E’ il solo modo per restare fuori dal passato o fingere di esserci stati con un’intelligenza inquieta e un pensiero alacre, pronti alla desistenza. I più dotati si considerano come “socrati” nell’Agorà sempre alla ricerca delle risposte ai grandi perché. Mentre questi studiano, un premier, Paolo Gentiloni, cucito con toppe moderate, liberali, repubblicane, veleggia con il vento in poppa ridando fiato alla fanfara, finora sfiatata, della riscossa. Ha assunto l’aria di un politico moderato e dà persino la sensazione di essere un oppositore di sostegno a Berlusconi, il quale è pronto a dargli una mano; uno stimolo non privo di portata politica. E’ calunniare Gentiloni attribuirgli progetti di rivincita verso il “Napoleone in piccolo”, Macron?

Maurizio Liverani