GRAZIE ZIO VANIA

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

GRAZIE ZIO VANIA

Dopo tante scosse sociali assistiamo alla scossa della natura. Il mondo ha conosciuto saccheggi di ogni tipo; su di essi le autorità spirituali di ogni religione hanno trovato solo parole confortanti ma nessuna spiegazione. Il sospetto che l’esistenza di un’autorità soprannaturale fosse un’invenzione diventa una certezza. La sottomissione degli Stati alle varie chiese è sempre stata uno dei loro mali. La pandemia danneggia irrevocabilmente le religioni. I credenti, in tutte le contrade del mondo, attendono una illuminazione. Restando in Italia, dobbiamo constatare che la città vaticana non ha più i caratteri risoluti di un richiamo alla fede. I fedeli sono, per la prima volta, pietrificati e invocano nuovi ormeggi per reagire. Invece, la Capitale, come il resto del mondo, è avvolta in una cupa tetraggine con in testa oscuri presagi. Papa Francesco cerca di convincersi che Dio “è con noi”, ma le sue invocazioni inaspriscono gli istinti peggiori di chi non ha alcun rapporto con un essere superiore. Una cosa che non va più e di cui si arrossisce è il dichiararsi credente. Torna in mente il proverbio cinese che lega in otto parole, indissolubilmente, una moralità e una visione frenetica: “Chi cavalca la tigre non può scendere”. La sofferenza è la causa, e sola, della coscienza. Questo assioma riassume il pensiero di Emil Cioran sin dal titolo del libro: “L’inconveniente di essere nati”. Nel saggio c’è l’angoscia della fatica di vivere. Il momento attuale, secondo il nostro modesto avviso, porterebbe a preferire il solitario Anton Cechov che nello “Zio Vania”, opera di insuperabile fascino, fa dire a Sonia: “E noi vivremo, zio Vania. Vivremo una lunga, lunga fila di giorni, di lunghe serate; sopporteremo con pazienza le prove che ci manderà il destino … Dio avrà pietà di noi e io e te, zio, caro zio, vedremo una vita luminosa, bellissima, stupenda, saremo felici e alle nostre tristezze di adesso guarderemo indietro con tenerezza … Ci riposeremo!”. A queste parole tutti sentiamo un grande imbarazzo ma anche, a causa della pandemia, l’assoluta necessità dell’accettazione della vita. Ora provvedano, aggiungiamo noi, le benzodiazepine.
 
 MAURIZIO LIVERANI