GUARESCHI E’ TRA NOI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

GUARESCHI E’ TRA NOI

 Da noi vige una sorta di stalinismo “in senso lato”, come lo chiama Jean-François Revel nella “Tentazione totalitaria”. L’”utile idiota”, rimembranza guareschiana, si trova anche nella destra. Il comunista impersonato da Gino Cervi è la personificazione della commistione tra destra e sinistra. Sottotraccia si scopre che Peppone, in sostanza, è un ramo secco; è uno stalinista di facciata, vive nell’isteria del virtuale, “Avanti popolo”, “Bandiera rossa la vincerà”. Guareschi conosceva bene il comunista italiano. Il suo libro è stato messo all’indice sia dalla stampa di sinistra che da quella di destra. Lo scrittore sapeva che la minaccia era svanita e ne dava una rappresentazione grottesca; metteva alla berlina il conformismo. L’indimenticabile film è una parodia della verità. “Don Camillo e l’on. Peppone” era quello preferito da Togliatti che arrivò a sconfessare il critico dell’”Unità”, severo con questa pellicola con un articolo in prima pagina dal titolo: “L’Italia offesa”. Il Migliore rettificò il giudizio facendo capire agli acuti osservatori che a Gramsci preferiva Guareschi. Le dispute politiche di questi tempi ci dicono che i “nipotini” del Migliore guardano al potere effettivo del Paese: l’alta finanza, gli industriali e i tecnocrati. Il tecnocrate sfugge a tutte le tradizionali categorie politiche. E’ ideologicamente indefinibile, al di là della politica segue soltanto i dettami dell’efficienza, ostenta una spiccata indifferenza a mezza strada tra noia e fastidio per i contrasti politici. In queste controversie Togliatti non voleva entrare; non venerava Marx né Lenin il cui linguaggio suonava alle sue orecchie, se non ridicolo, del tutto incomprensibile. Interessato ai fatti e alle cifre, detestava le chiacchiere ideologiche e confidava soltanto nella tecnocrazia per ricucire le smagliature della società. In tecnocrazia tutto tende a diventare puramente tecnico, anche il totalitarismo strisciante è perfezionato con formule che diventano progressivamente più raffinate. In caso di “inevitabilità” della dittatura, la filosofia della repressione si affiderebbe alla semplificazione dei tecnocrati i quali svuotano ogni persecuzione, ogni limitazione di libertà dal senso del terrore. Con tecnica raffinata, il dissidente, il nemico, l’ostile venivano classificati dal togliattismo “pazzi”. Il pazzo è pericoloso quindi deve essere isolato. I personaggi di Guareschi sono di tutt’altra pasta; con questi grotteschi tutto potrebbe andare per il meglio. Teniamo bene in mente il paradosso di Ennio Flaiano che suona così, come abbiamo scritto altre volte: “Il fascismo è una trascurabile maggioranza che si distingue nel fascismo propriamente detto e nell’antifascismo”.
 
 MAURIZIO LIVERANI