GUERRICCIOLE DA COATTI

di Maurizio Liverani

Un processo di disgregazione, impercettibile se si svolgesse attraverso un lungo lasso di tempo, e perciò avvertito soltanto dagli esperti e non dai più, acquista, proprio in questi giorni, un ritmo accelerato come nelle farse di Ridolini; l’assurdità e la stupidità vengono di conseguenza colte da tutti, nessuno escluso. Uno stampatello sonoro, un maiuscolismo fonico non bastano a inculcarci l’idea della speranza. Il verso “arma la prora e salpa verso il mondo” è ormai dimenticato. Tutto si scolorisce con gli spari di insulti; l’enfasi oratoria cede il passo alla volgarità. Il maiuscolismo verbale dà alle cose semplici una forma tronfia e cafona; in questo consiste, oggi, il principio dell’andare verso il popolo, di rivolgersi ai giovani: forma retorica tra le più perniciose che come tale va perseguita nonostante l’Italia ci dia la più alta disoccupazione giovanile europea. I leader politici armonizzano i loro violini in modo che a nessuno sia concesso di dire, a casaccio, quello che pensano. La presidente della Camera Boldrini invita a rispettare le donne e viene applaudita ma non ascoltata. I parlamentari somigliano ai “coatti”, quei personaggi che animano il sottobosco dei film con la variopinta canaglia di sbruffoni e di spacconi. Roma, con Virginia Raggi come sindaca, sembra un’astrazione comica; perché esista in natura, perché sia vera si fruga nella sua vita privata. Potrebbe non avere un avvenire politico, ma uno cinematografico se l’è già guadagnato, se dessimo ascolto alla cattiva educazione del giornalismo volgare. Chi si occupa dei coatti della politica e basa la sua consistenza su di una certa miserabilità umana, trova più facile fare del bullismo giornalistico. Si direbbe che fuori della polemica anti-Raggi il suo cervello sia educato a non fare servizio. Quando deve scaricare collere, fruga nell’intimità dell’avversario. Così è accaduto con Silvio Berlusconi quando era leader del Polo.  Illustri politici e illustri giornalisti sembrano volere la patente di propagatori di gossip; fuori di questo mondo fatto di pettegolezzi non rappresentano nulla. Tutti insieme costituiscono il surreale, l’imponderabile, il grottesco dei capitani di ventura; sono la caricatura di personaggi reali, politici da palcoscenico, come i coatti di Carlo Verdone. Incapaci di argomentare, hanno ridotto la schermaglia politica in una guerricciola di insulti.

Maurizio Liverani