IDOLI DI FERRAGOSTO

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

IDOLI DI FERRAGOSTO

Ogni comico italiano vorrebbe trovarsi un patrono, un iniziatore in Totò; dovrebbe, però, subito riconoscere che si tratta di una derivazione illusoria. Totò è un miracolo isolato e senza seguito; lo stato del cinema comico italiano è fermo alla trivialità, alla latitante inventiva della televisione. Un tipo di comicità colta indulgentemente tra le pareti domestiche. La comicità alla Totò è una forma di stupore estroso ed eccitante. A volte c’è anche l’amarezza, la sorpresa della felicità perduta. Pungente ed eversivo, Paolo Villaggio, alla maniera di Totò, ha mostrato di sapersi destreggiare, capostipite di un nuovo genere di sarcasmo. Si compiaceva del suo talento anche se a volte appariva un invasato. Il vero ironista, al contrario, sa controllarsi e dirigersi; all’impeto scenico sostituisce, come faceva l’indimenticabile Massimo Troisi, un’arguzia accattivante. Troisi non cedette mai all’errore di mettersi in mostra, non denudava mai esageratamente i propri estri.

Tra le dive che non hanno indugi a farsi fotografare di spalle, le più ardite non sono sempre giovani; tutte persuase che quella “sfera” attaccata alla “coda” rimanga fiorente a dispetto del tempo. Una cinquantenne, su un set di Cinecittà, volgendo le terga all’obiettivo gridava “Sono pura, sono pura, sono pura”, poi assunse una posa fatale, insolente, volendo esprimere baldanzosamente la solitudine della donna. A chi le domandava: “Perché queste foto?”, una diva affermata rispondeva ironicamente: “Devo testimoniare”. Perché i dati immediati di un carattere si ricavano dai fianchi: un fondoschiena  è pensiero, volontà, intelligenza, ma spesso, oh, quanto spesso!, mediocrità. Superata la linea di demarcazione tra venerazione e piacere, il cultore dei fondoschiena, alla maniera del Canova, attribuisce a quelle forme santità, erotismo spirituale, liberandole da i vecchi e sordidi contatti carnali delusivi. 
 
 MAURIZIO LIVERANI