IL BURLONE GENIALE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIOLIVERANI

IL BURLONE GENIALE

Gigi Proietti era un sovversivo in pantofole. Era diverso da quei fittizi comici sempre immersi nel video per guadagnarsi il pane con espressioni contraffatte a spadellare battute di bassa lega. Verso questi guitti prendeva le distanze, ma non scegliendo l’isolamento. Portava il suo estro in tutti i campi; il primo a convincersene è stato Vittorio Gassman che lo considerava non un comico ma un grande attore. Geniale nell’incarnare il romanaccio, sapeva far ridere dei sacchi e saccheggi romani. Le sue tiritere erano un concentrato di astrattezza; il suo progenitore era Ettore Petrolini. Conosceva tutti gli svarioni della vita romana, ma della città era innamorato in un modo quasi esorbitante. Sapeva ripetere i riti più “gagliardi”, come si definisce a Roma l’uomo risoluto; ogni angolo della Capitale era per lui un ormeggio per strappare la risata. Non è mai stato accusato di screditare con un facsimile il “romano de Roma”. Ogni categoria sociale correva il rischio di essere messa in burla o anche di essere colta come spunto di “boutade” esilaranti. Era estraneo alla politica, la cavalcava solo per strappare sane risate. Con la sua faccia di adolescente invecchiato si offriva ai riti dell’avanspettacolo. Oltre che comico era un sottile umorista, dotato di una vasta cultura che sapeva proiettare nel palcoscenico. Non si è mai prestato al moralismo anarcoide. I pretesti che gli venivano offerti da tutti i temi della vita li traduceva in “burlesque”. Dietro quel volto sempre sorridente si celava una riposante malinconia.
 
MAURIZIOLIVERANI