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IL CINEMA… CHIEDE POLPETTE

  • di MAURIZIO LIVERANI
  • IL CINEMA CHIEDE POLPETTE
  • C’ERA UNA VOLTA..
    … 
    Una volta, ogni progetto cinematografico era legato alla qualità delle polpette. Se non erano all’altezza delle esigenze del “Cumenda”, era meglio non parlare del film e deviare il discorso. Queste “pallette di carne” venute male facevano imbestialire l’indimenticabile Peppino Amato, “braccio” cinematografico di Angelo Rizzoli senior (foto). La cuoca veniva aggredita con l’espressione che rese famoso Amato: “Vi siete alcoolizzati contro di me, ecco perché ho un completo d’inferiorità”. Grazie a questi strafalcioni fu ribattezzato da Ennio Flaiano “il filologo”. Dopo lo strepitoso successo de “La dolce vita”, Rizzoli andò su tutte le furie e accusò Federico Fellini di essere un bugiardo. “Caro bugiardo” è il necrologio al quale avrebbe dato il suo personale Oscar Indro Montanelli. Le iperboli, genio, maestro, mago: per Federico tutte bugie. La definizione di genio funziona come presa in giro. La fama di bugiardo, scrisse Montanelli, il regista se l’è guadagnata con le avventure che sognava di compiere. Inventò amori che non ebbe, raccontò di aver partecipato a una scalcagnata compagnia di varietà; favoleggiò di un’esistenza di irregolare e di ribelle. Gratuite bugie? “No”, sosteneva Montanelli, “un uomo che vive di spettacolo può diventare spettacolo”. Perché non ammettere che volendo entrare in un personaggio non si possa, per autosuggestione, credere di esserlo? In fondo, è un gioco facile, basta cominciare. Clown, amico dei barboni, diseredato, girovago, tutte colorite menzogne; ma questi immaginari personaggi sono stati i veri compagni della sua fantasia.
    …E OGGI? MUTATIS MUTANDIS, E’ SEMPRE UNA STORIA DI POLPETTE…! 

MAURIZIO LIVERANI