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IL NOCCIOLO DURO

di Maurizio Liverani

“L’errore degli italiani”, scrive Alberto Savinio in ‘Sorte d’Europa’, “è quello di aver accettato il bene e il male come domma e come principio posto – e imposto una volta per sempre, e non come  qualità da riscoprire e da riesaminare volta per volta: la quale riscoperta, il quale riesame solo l’intelligenza li può fare… Ad altri popoli l’intelligenza è necessaria, all’italiano è ‘indispensabile’… Ai russi può bastare la fede, agli americani può bastare lo slancio vitale: agli italiani la sola fede, il solo slancio vitale non possono bastare, possono esporci anzi ai maggiori pericoli come la condizione presente dell’Italia sta a dimostrare…”. Dalla religione abbiamo mutuato il dogma in maniera così inscalfibile da aver prodotto, in un secolo, il dogmatico fascismo e il dogmatico marxismo. Sono due dogmi che hanno inferto al Paese gravissime ferite. Stiamo pagando il tradimento di questa intelligenza che a causa dei due nefasti dogmi si è racchiusa nel silenzio. Per ora il risultato è che metà degli italiani non si riconosce in una vita politica intrisa soltanto di “credi”. L’antipolitica, l’astensione dal voto, il non fidarsi più di ideali creati surretiziamente nell’interesse di gruppi di potere hanno cancellato definitivamente il sentimento di patria, quello di solidarietà, giù giù sino a quello dell’amicizia e del soccorso ai più deboli. Al posto del Duce che si poneva come solo e utile suonatore del suo credo, sono subentrati gli stornellatori della sinistra. Gli ex comunisti hanno semplicemente mutato stile: via le bandiere rosse, via le falce e martello, via tutto quello scenario intronante di falsi obiettivi. Tutto per essere sempre più arrembanti, sempre più ghiotti di potere o di sedere nelle prime file della notorietà; l’essere stati rossi è un blasone che consente loro di sgambettare e saltellare nel ceto egemonico. Sono diventati ormai il “solo” ceto egemonico. Grazie a una lunga militanza feroce, continuano a ritenersi custodi dei supremi valori dell’intelligenza. Hanno tutti il complesso della freccia direzionale; rappresentano la nuova militanza di pizzardoni nella complessa toponomastica della democrazia. Sono lontani gli anni in cui l’ex passava per “babbeo”. Oggi, l’ex è spocchioso; aspreggia gli ex degli altri partiti e, con piglio di vivace inquisitore, vaglia le altrui conversioni per concludere che “hanno ancora molta strada da fare”. Irsuti nell’espressione, impetuosi nell’affrontare le situazioni più ingarbugliate, gli ex si intonano al momento politico meglio degli ex di altre provenienze. Tengono molto alla reputazione di spiriti liberi pur avendo, alcuni, un lungo e lucroso passato fascista. Perché meravigliarsi? Il racket della paura è prodotto da quella coltre di conformismo di sinistra in aumento. Il venir meno del “referente” di Mosca accorda all’ex uno statuto speciale. Molti fascisti si sono fatti ex comunisti perché aspiravano allo “scatto”. Per anni, prima della caduta del Muro, si sono travestiti da oppositori, ruotando come pianeti intorno all’”astro” in orbite diverse. Da quando siamo “cambiati” non ci dovete più criticare. Con l’autocritica rivendicano un’immunità e reintroducono la nuova censura che li incita all’intolleranza. E’ duro, in Italia, il “nocciolo dello stalinismo”.

Maurizio Liverani