IL RACKET ELETTORALE

Maurizio Liverani

di Maurizio Liverani

Gli italiani hanno assistito per moltissimo tempo alla commedia inscenata da individui inetti e a volte pericolosi che cercano di impadronirsi delle leve di comando. Si rinnova nell’imminenza di consultazioni elettorali il solito motivo ricattatorio di propaganda. E’ questo che pare faccia ancora effetto: “se ci indebolite”, dicono i capi della sinistra agli elettori, “saremo tentati o addirittura costretti più che in passato a trovare accordi con la destra”. Bella coerenza, bell’esempio di fedeltà agli ideali! Come se, dopo una battaglia, chi resta sconfitto anziché riorganizzarsi per riprendere la lotta, si schierasse apertamente con il nemico. Se, dunque, dalle urne dovesse uscire una indicazione di destra, gli elettori dovessero “punire” il partito volgendosi verso il partito di sinistra. “Se non volete che questo avvenga”, dicono i margravi, “saremo costretti ad allargare la nostra espansione con gli avversari in modo da fornirci la maggior forza contrattuale”. Gli italiani cederanno a questo ricatto? Si tratta di un vero e proprio ultimatum demagogico: se voi ci punite, noi andiamo a sinistra. Dall’altra parte si risponde: se non ci sostenete elettoralmente, per primeggiare noi andremo più a destra. Per tacitare le coscienze, destra e sinistra impongono un aut-aut abbastanza ignobile, ma ammannito come consiglio di prudenza, tolto da quel gran libro di viltà che riassume la storia d’Italia in questi anni. I principi vanno a farsi friggere. Non da oggi, la tavola dei valori e delle convinzioni è diventata come il Gatto del Cheshire in “Alice nel paese delle meraviglie”, diafana fino a rimanere un niente, tranne il sogghigno di chi ha capito come, attraverso puntuali appelli al buon senso, possa perpetuare all’infinito la propria organizzazione il cui solo ideale è la conservazione del potere. Da questo punto di vista c’è da dire che mai come in questa imminente elezione la destra serve da strategia elettorale della sinistra. Ognuna di queste due fazioni rappresenta per l’altra la gallina dalle uova d’oro. L’Italia e il suo popolo avrebbero un gran bisogno di verità concrete, di dimenticare gli odi ideologici per sposare infine la nostra epoca e realizzare tutte le possibilità di sviluppo, di crescita, di promozione di giustizia che attendono i popoli saggi. La scelta dovrebbe essere tra il giorno e la notte. Se non che, quando sembra che gli italiani optino per il risveglio, destra e sinistra si trovano perfettamente d’accordo nell’impedire che si costituisca un’altra forza efficiente e capace di assumere il potere, perché a loro avviso, questa forza non potrebbe essere altro che dittatoriale e fascista. Li respingono sostenendo i cosiddetti imperativi dell’ora con trionfanti forme di inganno. E’ questo il regime degli esperti della politica; una forma di totalitarismo perfezionato che ricorre a mezzi di costrizione suscitando, programmaticamente, il conformismo e sfruttando persino la protesta, rappresentata in questo caso dal M5s. I grillini si sono offerti per farsi “mitragliare”; è stato facile per destra e sinistra sbarrare la strada a Luigi Di Maio il quale sin dalla culla nutre l’ambizione di diventare o sindaco o presidente del Consiglio. Nel suo partito c’è già chi lo ha battezzato “il solito ignoto”. I perditempo hanno questa funzione. Utilizzati per offrire ulteriori motivi alle larghe intese, vengono subito messi alla porta.

Maurizio Liverani