IL TEATRINO DELL’INDIGNAZIONE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

IL TEATRINO DELL’INDIGNAZIONE

L’automatismo prevalente in Italia è l’inesorabile promozione di chi è rimosso da un alto incarico. In generale, chi esce da un Ente entra in un altro. Le motivazioni del siluramento si conoscono ma non vengono mai precisate. L’importante è che si collochi politicamente a sinistra con o senza tessera.

Il grado di sopportazione dell’italiano nei riguardi della classe al potere è approdato al convincimento che bisogna ricorrere a un “super partes” e indurlo a scendere in campo. Questo è accaduto con Matteo Renzi. Con lo stesso stratagemma si sta pensando di ricorrere a Mario Draghi, un atteso “nuovo” re di Roma per capeggiare una “cosa” che sino ad ora non ha funzionato. Si tratta di un valoroso personaggio estraneo agli happening che Mario Pannunzio, liberale, direttore del “Mondo”, battezzò, nei lontani anni ’50, “buffonismo”.

“Io vendo insulti”, confessò Ambrose Bierce, una sorta di Ennio Flaiano statunitense, nato nel 1842 e morto nel 1914. Alla voce “politica” scrive: “Modo di guadagnarsi la vita simile a quello dei settori più squallidi della delinquenza abituale. Conflitto di interessi mascherato da lotta tra opposte fazioni. Conduzione di affari pubblici per interessi privati”. In sostanza, Bierce era già consapevole di quello che a noi è noto solo oggi. Cioè che i parlamentari “in pensione” costano milioni di euro, molto più dei loro contributi versati. Un meccanismo organizzato con precisione inesorabile e di cui si sono avvantaggiati per oltre un secolo, e se ne avvantaggiano ora, molti “dottor sottili”.

Gran parte dei giornali considerava il Movimento 5 stelle una “moda passeggera”; alcuni una forma di sperimentalismo o di pappagallismo in più. A ogni modo, il movimento ha avuto i caratteri della sorpresa ma niente di sbalorditivo; si continua nel delitto di flagrante inesattezza. L’inviolabile supremazia del Movimento è già tramontata. 
 
  MAURIZIO LIVERANI