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Sentimenti, paure, fragilità, condizionamenti della società: sono questi gli ingredienti primari del monologoAnna Cappelli”, un classico moderno di un grande autore, Annibale Ruccello. Dopo il significativo successo dell’anteprima nazionale, andata in scena il 21 maggio scorso al Teatro Moderno di Latina, lo spettacolo sarà replicato il 7 luglio alle ore 21.30 nella prestigiosa cornice estiva della 28ª edizione del Festival I solisti del Teatro, presso i Giardini della Filarmonica di Roma. Una storia contemporanea, quella dell’impiegata del comune di Latina – Anna – protagonista del monologo tragicomico, già assolo per grandi attrici come Anna Marchesini e Maria Paiato, che torna in scena interpretato dall’attrice Giada Prandi, in un nuovo allestimento diretto da Renato Chiocca, che mette al centro la donna oltre il personaggio.

Anna Cappelli è un’impiegata del comune di Latina negli anni ’60, in bilico tra le convenzioni borghesi dell’Italia del boom e la ricerca ossessiva di una casa e di un amore tutto suo. Anna affida a un uomo le aspettative di un futuro migliore, ma dovrà fare i conti con una realtà che non corrisponde ai suoi desideri. Tra commedia e tragedia, Anna – e insieme a lei il pubblico – verranno risucchiati in un vortice di emozioni forti. La regia è di Renato Chiocca; l’attrice protagonista è Giada Prandi; le musiche originali sono di Stefano Switala; le scene di Massimo Palumbo; i costumi di Anna Coluccia e le luci di Gianluca Cappelletti.

NOTE DI REGIA “Un testo, unattrice e il teatro come spazio della mente. Ho sempre considerato questo testo di Ruccello un piccolo capolavoro contemporaneo per sintesi, poesia e complessità, e quando finalmente Giada Prandi ha accettato la mia proposta di interpretarlo, la nostra Anna Cappelli ha cominciato a vivere, rivelandosi immediatamente per la sua universalità, fuori dal tempo. Anna vive nellItalia del boom, ma è vittima di unimplosione che la porta alla disperazione. Come molti di noi, oggi sovraesposti agli stimoli dei social network, della pubblicità e di modelli di vita esterni al nostro reale quotidiano, Anna ha una sovraesposizione mentale ed emotiva che contrasta con le sue capacità di elaborazione. È unimpiegata; la sua estrazione la costringe a emigrare per lavoro, e dalla tradizionale Orvieto si muove a Latina, una città nuova (la nostra città, di Giada Prandi e mia), fondata dal fascismo e priva di radici identitarie. Anna condivide quindi con molti di noi uno stato danimo di sradicamento. Si muove per lavoro con aspettative e desideri che non riuscirà a concretizzare e che faranno emergere in lei il suo lato più oscuro. Si attacca allamore, ma sprofonderà nellabisso. Nel nostro allestimento abbiamo cercato di entrare nella testa di Anna per raccontarla in tutte le sue sfumature, nei suoi pensieri e nelle sue emozioni, stilizzandola ma andando oltre la maschera, mantenendo il palco come la scatola vuota che lei stessa vuole creare, teatro di un viaggio empatico e straniante nellanimo umano, che parte commedia e finisce in tragedia”.