LA BRECCIA DI… PISAPIA

di Maurizio Liverani

L’obiettivo di insediarsi nei centri di potere in modo frenetico è sempre stata la sola strada praticata dagli eredi di Botteghe Oscure. Con o senza Matteo Renzi alla segreteria, il Pd è stato il grande conquistatore di Enti e reti televisive. E’ stato “sotterrato” il pensiero di Enrico Berlinguer per arpionare socialisti, liberali, socialdemocratici: tutta la vasta area delle ideologie ripudiate dai postulati cattolici. Secondo le direttive del marxista-vaticanense Franco Rodano, sepolto da molti anni a Monterado nelle Marche non lontano dal castello di famiglia. Questo personaggio, venerato ma di cui si parla molto poco, ha insegnato ai post-comunisti i principi democristiani dell’attaccamento alle poltrone; tradizione  inesausta, regolata esclusivamente dagli infarti. Tra non molto il Pd, sconfitto e domato dall’egemonia del grande capitale, potrebbe rinunciare al rosso in vantaggio del biancofiore. Massimo D’Alema, escluso da questa partita di giro, mugula come il cane lupo al suono delle campane verso sera; non solo non gli si concede più un rispetto carismatico, ma lo si tratta come un ruscello di pianura al cospetto di un perenne torrente. Con lui o senza di lui, la credibilità nelle istituzioni è quasi nulla. Dei tre candidati alla segreteria del Pd, c’è un moscardino che contende il primato a un cavallo di razza cui un comunista molto spiritoso riconosce essere “un uomo di grande plus valore”. L’altra sacra particula è un magistrato il quale si dà in pasto alla curiosità televisiva con un portamento da conservatore rispettabile; chi lo considera alla stregua dell’ultima cifra del calcolo politico lo fa andare in bestia. La carta vincente del nuovo “Migliore” è stata rispolverata proprio da lui, con il garbato rimprovero di non nutrire verso il belusconismo alcuna preclusione. Era quello che Renzi, il quale ha una consistenza cerebrale di grana fina, voleva sentirsi dire.  Il Pd si trova in una situazione piuttosto insolita; con adepti cresciuti alla meno peggio alla scuola marxista e che, proprio a causa di questa ideologia, oggi rifiutano costretti dal “nuovo” non per scelta dichiarata ma sottintesa. Allo stesso modo non si servono più di intellettuali, troppo funanbolici, per abbandonarsi a una semplificazione sbalorditiva: meglio i vip della canzonetta e del video, per eludere i problemi culturali e ideologici che una “svolta” camuffata ha comportato. Così l’arte attuale è dominata dall’estetica capitalistica. Il quarto incomodo è l’ex sindaco di Milano, intrufulatosi nel ceto dirigente sospinto da una battuta: la breccia di Pisapia.

Maurizio Liverani