LA CAMBIALE IN BIANCO DELLE LETTERE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

LA CAMBIALE IN BIANCO DELLE LETTERE

Insegna Bertolt Brecht che lo scrittore deve pensare alla sua opera e infischiarsene dei regimi. L’autore di “Madre coraggio” depositava i suoi guadagni nelle banche svizzere. La mediocre condizione cui il comunismo volgare ha ridotto la cultura non è imputabile agli uomini di lettere bensì al partito che ha sempre destinato scrittori e artisti al pascolo elettorale. Il Pci, illusosi di aver addomesticato gli scrittori, se li è trovati improvvisamente contro. Già ai tempi di Togliatti (foto), Elio Vittorini rivendicò, per gli uomini di cultura, il diritto di non essere il “piffero” della rivoluzione; l’autore di “Conversazioni in Sicilia” esigeva piena autonomia. Italo Calvino accettò di essere “suddito” descrivendo l’autore di “1984” e della “Fattoria degli animali”, George Orwell, un “libellista di second’ordine”, come ricorda Pierluigi Battista sul “Corriere della Sera” recensendo il libro “La vittoria di Orwell” (Scheiwiller editore). Va ricordato che Calvino cercò strenuamente di impedire la pubblicazione del “Gattopardo”, trovando alleato Vittorini, ma nemico Giorgio Bassani che alla fine riuscì a spuntarla. Il rapporto tra gli scrittori è riassunto da Sebastiano Vassalli in questo modo: “La categoria quasi inesistente di liberi scrittori è sempre inaffidabile e invisa ai politici di tutti i partiti”.

Sino a qualche tempo fa, l’autore del film la “Stanza del figlio” era considerato qualcosa di più di un comprimario. Nell’indifferenza dello spettatore italiano molti vedono la fonte dei malanni cinematografici e teatrali. Lo spettatore “sa” ciò che non vuole più; è stanco di spettacoli di stile morettiano, irrigiditi, senza vita, senza anima. Il cinema come lo si pratica oggi è quasi sempre nemico della novità. La novità è frutto di un ingegno indipendente.

Era entrato nella cinquina del premio Strega in palio il 4 luglio del 2006; precettò cento membri della giuria perché dessero il loro voto al suo libro. Affermò di essere stato spinto a questa autopromozione dalla nobile volontà di contribuire a dare dignità letteraria a una narrativa “… bastarda, contaminata, accaldata e di frontiera”. L’inserzione dello scrittore era un modo astuto di sollecitare più la curiosità delle donne (c’era la fotografia di un giovane di bell’aspetto) che quella dei lettori.

Se Ennio Flaiano avesse dato speranza alla sirena comunista, il Pci avrebbe fatto intitolare allo scrittore scomparso una immensa officina. 
 
MAURIZIO LIVERANI