LA DEA DEI RIMPROVERI

di Maurizio Liverani

Da acuto psicologo, Palmiro Togliatti aveva capito che l’antifascismo indiscriminato, professato dai suoi scagnozzi, era controproducente. Ricordando, probabilmente, la trasfusione di migliaia di militari della Decima Mas nel partito comunista. Non si trattava di conversioni, ma di scelte opportunistiche; nei casi migliori, come Alicata e Trombadori, di arrivisti vanitosi. E’ per questo che le conventicole politico-letterarie, vivo Togliatti, si imposero come ceto egemonico, con la respirazione bocca a bocca con le classi agiate. Il Migliore dimostrava, con la sua cultura, che i voltagabbana, partiti dai “presente!” gridati nelle adunate mussoliniane, diventavano “presente!” nella nuova fase storica. La comicità reclama i suoi diritti quando Laura Boldrini, soprannominata “dea dei rimproveri”, condanna ogni rigurgito di fascismo. L’Italia è, come scrive Dante, una “nave senza nocchier in gran tempesta”. Quando le cose vanno così male si ricorre al “bersaglio mobile” di sempre: l’antifascismo. Più volte lo abbiamo ricordato, ma è bene ripeterlo. Ferruccio Parri, capo della Resistenza, in una intervista al “Giorno” del 1960, affermò che, per temperare il malumore degli italiani per la cattiva condotta dei governanti succeduti nel dopoguerra, non trovarono niente di meglio che ridestare artatamente lo spirito antifascista. L’inganno riuscì in parte. La democrazia nata dalla Resistenza più si abbandonava alle giostre truffaldine con una grande smania di apparire esuberante e pregna di futuro e più si avviava sulla strada del declino. La paura del comunismo era, dopo al disfatta, più forte della sopravvivenza dei metodi antifascisti. Luigi Pirandello per spiegare questo fenomeno sosteneva che gli italiani non avrebbero mai avuto una vera democrazia. Nella prefazione de “Il piacere dell’onestà” spiega le ragioni di questa nostra anomalia. Rinviene in noi una propensione alla furfanteria; ci ritiene incapaci di un assiduo completamento culturale. Successivamente svelò un altro aspetto singolare. Bandite le bandiere e le canzoni patriottiche, anche Dio non viene più invocato né fuori né nelle aule del governo. Aveva previsto, negli anni trenta, che nelle sede dei partiti, anche quelli che si proclamano progressisti, si sarebbe fatto gran sfoggio di rispetto per i “magnati”. A forza di gridare “dagli al fascista!” chi ricorreva a queste invocazioni isteriche ha perduto ogni seduzione, scadendo a livello di un vecchio brontolone. Sul quadrante della storia, dopo tante rampogne, milioni di italiani si astengono dal voto in attesa di governi attendibili e capaci. Impreparati a capire qualcosa conoscitivamente, questi fanatici dell’antifascismo non riescono neanche ad arrestare le famigerate “carrette del mare”; vanno incontro al naufragio della democrazia. Combattere per la democrazia è un dovere, ma illudersi di vincere questa battaglia rifugiandosi nell’antifascismo è semplicemente ridicolo.

Maurizio Liverani