LA GOGNA DEL VIDEO

di Maurizio Liverani

Chi si è messo al seguito di Beppe Grillo si era illuso che il comico decaduto avrebbe polverizzato tutti gli avversari; gli riconoscevano un’intelligenza completa, feconda, inasprita dal cinismo. Essere al seguito di un tipo come lui, che si atteggia a custode dei valori supremi della democrazia, avrebbe consentito di ottenere, oltre a una inconfondibile patina di intellettualità spregiosa e altera, di guadagnarsi uno “stipendiolo” parlamentare senza fare alcuno sforzo doloroso attraverso il lavoro. Oggi anche Virginia Raggi, con la sua faccetta buona e assonnata, per giustificare la sua “immotivata” presenza al vertice del Comune di Roma, ricorre a una gherminella nota fin dai tempi dei tempi: chiede che la Capitale sia liberata dai migranti e dai rom, alla maniera di Matteo Salvini. Si è illusa di essere capace di insolite e tenaci soluzioni; il suo intuito randagio non le è, però, bastato per “non” rivelarsi una maldestra agente del ridicolo. Come chi riesce a racimolare le briciole di una ricchezza dissipata, ha proclamato il tirannico annuncio: vade retro straniero! E’ da anni che Roma è diventata un mare dove salmoni e anguille depositano le loro uova. La Raggi contava sull’aiuto di Grillo che con la sua folta capigliatura sembra la controfigura di un senatore dell’antica Roma. Con stupore ha preso atto che il capo in testa del M5S non apparterrà mai al ceto egemone; regge male sul video i primi e primissimi piani.  Le manchevolezze dei grillini traspaiano, come in una radiografia, dalla loro immagine. Non che nelle altre sponde si stia meglio; il video favorisce la sopravvivenza del più idoneo e, al momento, nessun parlamentare è adatto ad affermarsi politicamente. La selezione naturale viene fatta dalla televisione che ci presenta puntualmente politici e giornalisti che hanno la faccia nata per la noia. Nelle segreterie dei partiti si è arrivati al punto di scegliere i politici in base alla loro telegenia come avviene in America. John Kennedy e Bill Clinton, più che per virtù taumaturgiche come politici, sono stati enfatizzati dal video; il rettangolo elettronico ha ingigantito i loro modelli di comportamento, la loro gestualità e la loro immagine, producendo “ideali” politici. L’arte della persuasione occulta è così sottile che spesso chi ne fa uso è autore di messaggi antidemocratici. Nell’epoca della civiltà delle immagini non si può presentare un corpo di ballo così grigio. I giornalisti hanno, forse, qualche dimestichezza con la spiegazione delle cose ma i loro volti non sono impregnati di quelle qualità necessarie alla persuasione. Gli stessi conduttori hanno la luce della perdita di tempo. I politici che interpellano hanno ridotto la politica allo stremo.

Maurizio Liverani