LA NAVE DI TESEO APPRODA A SENIGALLIA

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

LA NAVE DI TESEO APPRODA A SENIGALLIA

Una iniziativa da segnalare, soprattutto perché si svolge lontano dalla Capitale, è quella organizzata alla Rotonda a Mare di Senigallia per giovedì 30 luglio. Tre appassionati intellettuali, Anna Teresa Rossini, Mariano Rigillo, Angelo Cicconi Massi, con musiche di Dario Pescosolido, leggeranno alcune pagine dello scrittore siciliano Ercole Patti desunte dal libro “Tutte le opere” a cura di Sara Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, edito da La nave di Teseo.

In qualità di amico, per una vita, di Ercole Patti aggiungo dei ricordi di questo indimenticabile personaggio. “Ercolino” alle visioni private per i critici ai vari festival puntualmente si addormentava sin dalle prime immagini. Luchino Visconti voleva essere informato di questi singolari pisolini. “Dimmi, dimmi”, mi incalzava, “ha dormito alla visione dell’ Eclisse?”. La risposta era sempre la stessa: “Ha  dormito ma si è destato alla sequenza finale che dura venti minuti. Una sequenza senza parlato né musica”. “Avrà pensato che il film era finito?”, e giù a ridere e a ripetere: “Ma che simpatico, che divertente …”. L’avrei mandato in solluchero se gli avessi parlato di altre pennichelle illustri. Alla “privatissima” della Dolce Vita dormì il produttore Angelo Rizzoli, il vero, il senior. Svegliandosi, stupì i suoi collaboratori con calorosi elogi al film. Spiegai a Visconti che il sonno durante una rappresentazione – tesi di Ennio Flaiano – era una variante dell’ipnosofia, utile all’apprendimento delle lingue. “Va bene, va bene”, ribatteva il conte Luchino, “purché non si dorma ai miei spettacoli”. Per le sue regie Visconti chiedeva uno statuto speciale; un fair play che Ercolino, pur contraccambiando simpatia e stima, non poteva accordargli. Nel campo della critica, il sonno, durante la proiezione riservata – ai festival – agli inviati, è diventato un’importante conquista grazie allo scrittore siciliano, il primo a teorizzarne la validità e la liceità. Il sonno lo disponeva favorevolmente verso il film al quale andava invariabilmente un buon giudizio; per lui la critica era un capriccio. Scrittore affermato, amava frequentare i festival dai quali tornava con deliziosi elzeviri, amabili ritratti di attori e attrici. Se gli sorgeva il dubbio di aver sottovalutato, con lunghe parentesi di veglia, un capolavoro, chiedeva una seconda visione alla quale accordava un supplemento di dormita. Il sonno dava le ali alle sue recensioni di facilissima comprensione. Soltanto l’”invidia” poté indurre Mario Soldati a confessare di non aver visto un film che a Cannes, in un lontanissimo festival, aveva vinto il Palmares. Alla proiezione per la giuria che presiedeva, il sonno gli aveva messo la benda agli occhi. Con un titolo altisonante raccontò questo peccato sulle pagine dell’ Europeo. L’articolo era spassosissimo e non suscitò sdegni se non in Ercolino Patti. Carpendo il blasone dell’addormentato dei festival, Soldati non aveva previsto la reazione dell’autore dei Quartieri alti; reazione che fu rabbiosa. Nella hall dell’hotel Charlton, il più grande di Cannes, apostrofò lo scrittore torinese rivendicando di essere “il più grande critico dormiente”. Al termine di una discussione divertente, Soldati ammise la sua “slealtà”. A Patti, non appena si spegneva la luce in sala e si accendeva lo schermo, il sonno, invano  cercato tutta la notte, gli oscurava la vista. Come per i romani la guerra era un tempo di riposo, il festival era un’occasione per darsi in braccio a Morfeo. A me spettava il compito di raccontargli, dopo il lungo sonno, la trama. L’unica volta che il maggior critico dormiente riuscì a vedere a occhi aperti un film fu a Cannes nel 1964. La pellicola era brasiliana, O pagador de promesas, palmares di quell’anno, sebbene bruttissimo. Patti, inviperito, mi chiese: “Che musa è il cinema?”. Sorpreso, risposi: “L’ultima”. E lui, pronto: “Sai che ti dico, se lo merita!”. Il sonno era, per Luchino Visconti (che lo invocava per gli altri autori), una “deriva di destra”, una forma di fascismo se toccava a un suo spettacolo. Come si poteva dormire alla messa in scena del Guardiano di Harold Pinter, autore che dissemina i suoi testi di inquietanti silenzi, ma che Visconti ha reso roboanti quasi fossero drammi di Tennessee Williams? E’ inutile ricordare come Ercole Patti assistette alle prime. Quando gli riferii i rimproveri di Visconti, replicò: “Vorrà dire che mi appenderanno come un bue a Piazzale Loreto”. Nella raccolta dei suoi scritti teatrali dal titolo eloquente Lo spettatore addormentato Flaiano spiega: “Nel passaggio dallo stato di veglia al sonno, la rappresentazione o la melodia o il dialogo si liberano di ogni scoria, diventano liquidi celestiali … i sensi ricevono come un indimenticabile e personale messaggio. In quegli istanti abbiamo lo spettatore perfetto, unico, ideale.” Su questi pisolini divenuti famosi, Ercole e il sottoscritto ottennero la complicità del direttore del settimanale “Tempo”, Arturo Tofanelli. A chi gli chiedeva notizie sul suo critico siciliano rispondeva spavaldo: “E’ in gran forma, dorme. Le sue critiche sono il punto di forza della mia rivista”.

  MAURIZIO LIVERANI

NELLE FOTO: LA LOCANDINA DELLA MANIFESTAZIONE E, IN ESCLUSIVA PER DISTAMPA, UNA IMMAGINE RIPRESA DURANTE IL FESTIVAL DI CANNES DEL 1964 CHE RITRAE INSIEME I CRITICI ERCOLE PATTI MAURIZIO LIVERANI