LA SCHIZOFRENIA DELLA LIBERAZIONE

di Maurizio Liverani

Il 25 aprile si festeggerà la Liberazione non nella maniera in cui ci hanno costretto a celebrarla fino ad oggi. Si darà rilievo soprattutto alla fine delle divisioni, per ribadire che il popolo italiano è unito anche se si è fatto lusingare dalla strategia dell’odio, messa in campo dai comunisti che, valorizzando le “virtù dell’odio”, contrapposero in una guerra aspra italiani a italiani. Il presidente del Pd Matteo Orfini assicura che saranno messi al bando i tanti inni definiti patriottici come “Bella ciao”. Si è tenuto conto di quanto scriveva Giuseppe Berto, l’autore de “Il male oscuro”, etichettato di destra per aver ripetuto che “i  principi del fascismo sono più stupidi che menzogneri; ma quelli del comunismo sono più menzogneri che stupidi e infine più disonesti”. Non sentiremo più parlare di “anni di piombo” da cui sono sbocciate le nuove leve del “partito armato”. Per scoraggiare le sintonie con il passato e rinvenire nelle imprese di oggi le imprese di ieri, si ammette apertamente che, forse, venti anni fa si è sbagliato, ma che è ormai giunta, da tempo, la fine della contrapposizione ideologica destra e sinistra, origine della lotta armata. Dunque, l’annata buona è cominciata quando nelle menti degli italiani si è inserita la convinzione che “siamo stati sconfitti tutti”. A certa parte della sinistra questa scelta di pacificazione nazionale desta un’acuta apprensione; è quella parte cui preme inscenare nuove forme di odio e inasprire la crudeltà politica. Sono gli attentatori sorti con Marcuse, Che Guevara, Mao, “idoli” che aizzano alla rivolta. Nel gran vento della protesta si sono fatti e si fanno ottimi affari. Lo spirito di clan si è trasferito nella lotta armata desumendo motivi di scontro alla maniera della mafia. Si può portare con dignità lo spirito di rivolta rinnegando, però, la violenza di parte. I mandanti hanno indotto a compiere imprese di morte a poveri cristi, mentre loro consumavano nelle redazioni della grande stampa e in quelle delle televisioni il loro “martirio”. E’ un obbligo morale, dunque, non riesumare quel passato; un “colpo basso” ai fautori del disordine. Gli sbagli di allora furono causati da chi era interessato a un certo clima rovente. E’ sacrosanto l’appello di Orfini a non prestarsi più, ingenuamente, al loro gioco.

Maurizio Liverani