L’ASTUZIA AL POTERE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

L’ASTUZIA AL POTERE

Sembra non esserci ormai che questa alternativa: o farsi pupillo della sinistra apparentemente spenta e, quindi, avere prebende e onori o convertirsi a un liberalismo di maniera egregiamente preparato all’opportunismo. Va ricordato quanto scriveva Isaac Deutsher: “Là dove il comunismo è all’opposizione pretende il massimo di libertà in nome dei principi liberali di chi detiene il potere;  dove il comunismo è al potere nega gli stessi diritti agli avversari in nome dei propri principi”. Le adunate politiche eccitano le fantasie dei rivoluzionari ma essicano ogni entusiasmo nei moderati i quali, secondo la sinistra, andrebbero nella piazza per toglierle il potere. Questo luogo privilegiato conferma quanto scrisse un giornale inglese che vedeva i “rossi”, nelle varie versioni, come un “grande morto che viaggia con il suicidio all’occhiello”.  Lo scrittore francese Jean-François Revel ha documentato in vari testi le caratteristiche del bolscevico europeo: “Merita il nome di comunismo un dirigismo repressivo che genera sottosviluppo?”. Oggi accuserebbe il Pd di improduttività autoritaria. Ciò che rimane dell’antica ideologia sono i sintomi; i capi se ne sono ormai fatti una ragione, ma continuano a servire l’idolo sottotraccia con una devozione grottesca.  Ciò che resta della sinistra persegue l’occupazione di tutti i centri di potere, ora insieme ai pentastellati. Nonostante questa occupazione alla quale pochi si oppongono, il Pd è compatto soltanto nei rancori dei suoi massimi esponenti. Giuseppe Conte, per durare, sfugge a tutte le classificazioni rendendosi ideologicamente un enigma. Nel gergo ciclistico sarebbe annoverato nel ruolo di “succhiatore di ruote”; tale è il corridore che sfrutta lo slancio di chi lo precede. 
 
MAURIZIO LIVERANI