L’AUTODISTRUZIONE POLITICA

di Maurizio Liverani

Il masochismo, l’odio di se stessi, il gusto dell’autodistruzione, il piacere di suggerire all’avversario gli insulti perché li ritorca contro sono la costante odierna dei “residuati” della politica nostrana. Un a politica ben strana che accompagna la decadenza dello Stato e il rilassamento del rapporto delle istituzioni con il popolo; è  un male incurabile. Se la confisca di “utili idioti”, praticata sia a sinistra che a destra, ha provocato lo scoppiettio del Movimento 5 stelle che imperversa sulla stampa e in video grazie all’insignificanza dei suoi rappresentanti, senza che le mezze maniche della filosofia politica si intrufolino tra le sue file, è giusto che il cittadino si domandi perché la coalizione grillina romana debba essere guidata da una deliziosa signora la quale sembra vittima di una sorta di atonia della mente. Dopo le ultime sconcezze venute alla luce, l’italiano si è convinto come l’anima pubblica del movimento, che momentaneamente governa la Capitale, stia riducendo tutta la politica a un circo di periferia. Non si intravvede nessuno nei vari partiti che abbia la statura di capo. Beppe Grillo non è alieno da una certa sbragatezza e volgarità; nel Pd si usano, durante i dibattiti, le apostrofi più sconce. A governare la nave pletorica della sinistra e della destra sono rimasti i “bonsai” della politica. La democrazia non consiste nell’eleggere un capo, ma nel saperlo riconoscere; lo sosteneva Abramo Lincoln. Dal momento che sono scomparse le grandi individualità, un giullare come Grillo può decidere di situarsi da solo nella storia della politica italiana. Pier Paolo Pasolini sosteneva che i mezzi di comunicazione di massa e la spettacolarizzazione della vita collettiva avrebbero portato a un degrado irreversibile. Oggi assistiamo a questo degrado. Con piccoli ritocchi, un giornalista con trascorsi comunisti può anche darsi un piglio da cane sciolto, lavorando per una rete televisiva come La7 o nelle trasmissioni come “Piazza pulita”. Tutti si gabellano come lottatori in guerra contro il malcostume e i compromessi. Invocano, da destra e da sinistra, epurazioni e purghe; sono tutti “impegnati” di comodo. Porsi in posizioni critiche verso la politica, di cui gli stessi conduttori fanno parte, non è che un “machiavello” per essere accolti, con alti compensi, nella stanza dei bottoni. Giornalisti destinati al piccolo pasto si votano a un impegno politico meccanico fingendo di difendere la democrazia che non hanno mai veramente onorato.

Maurizio Liverani