L’DEOLOGIA DI SILVIO E’ LA PATRIA

 

di Maurizio Liverani

Colloquiando con i due conduttori della trasmissione “In onda”, Silvio Berlusconi è apparso il leader di sempre, tanto atteso dagli italiani. Con lui, di colpo, dopo il fallimento delle ideologie, gli italiani si resero conto di essere non più che limatura di ferro orientata in questo o quel senso da uno stato maggiore. Dal bisogno di reagire all’annichilimento della comunità nazionale da parte dei professionisti della politica, in nome di una salute pubblica superiore alle ideologie, prima che la casa crolli nasce un movimento, nel 1994. Simbolo: Forza Italia. Gli italiani hanno risposto all’appello perché in quel simbolo hanno scorso l’ideale di patria. Un simbolo che ha sventato il tasso di negatività introdotto dai partiti. Il Forza Italia di Berlusconi era, ed è, una specie di “ritorno dall’esilio”. I partiti e la Chiesa sino a quel momento avevano operato un furto delle coscienze. Paradossalmente, grazie all’intuito di un prelato illuminato come Gianni Baget Bozzo, si è avuto un soprassalto di positività con un innalzamento del valore della patria. L’italiano, prima della nascita di FI, è stato costretto a obbedire ai partiti come un uomo che ha perso la sua ombra. FI non è una forma politica né tanto meno una formula partitica; è un movimento che si ispira alla democrazia liberale, senza pregiudizi, senza ideologie. Una volta Antonio Marzano mi disse di essere un liberale cattolico. Lì per lì rimasi sconcertato, poi ho capito che anche le organizzazioni socialiste hanno raggiunto una condizione di alto liberalismo; il “social-liberale” non tradisce le proprie origini, anzi le perfeziona, le continua. Di fronte a FI l’italiano ragiona così: nulla mi appartiene qui da noi, le nostre frontiere sono aperte, le nostre idee sono inascoltate da trasformisti di ogni setta per i quali ciò che non è materiale, ciò che spetta alla sfera dello spirito non esistono. Quello che sperimentiamo e che ci riaccosta alla politica è l’effetto Berlusconi, la dote che è essenzialmente sua di trascinare milioni di italiani in una avventura al di là del meramente partitico. Questa presenza “insolita” è stata accolta dai due conduttori con indifferenza totale, succubi di simboli di ideologie divorate, scomparse nel vuoto. La formula della trasmissione è il peggior modo di fare politica; appartiene al grado zero di idealità e di speranza.

Maurizio Liverani