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MA NON AVEVATE NESSUNO DI MEIO?

di Maurizio Liverani

Dopo ogni trambusto elettorale fallito fioriscono motti di spirito e prese in giro. Va, ma non so se lo meriti, questo aforisma: “La Lega sopravanza tutti perché contiene quel tanto di fascismo lega-lizzato”. Chi vuol ridere rida. Si comincia a consacrare un rispetto religioso, carismatico a Matteo Salvini, un “indovinatore” spregiudicato con i tarocchi della politica. Sa analizzare i fondi di caffè e trarne lumi per la condotta del suo partito; ha una certa dimestichezza con la spiegazione delle cose, ma i suoi lineamenti non sono impregnati di qualità particolari. Non sarà mai una figura-culto. I suoi occhi hanno un’accensione, quella della perdita di tempo. Umberto Bossi che lo ha messo in campo ha sempre sospettato che nella cisterna stretta del suo pensiero non passino le vere correnti dello spirito moderno. Sentendolo parlare è tutt’altro che un piccolo manigoldo, ma la sua immagine suggerisce questa idea. Va notato che la sua faccia sembra pervasa, quando parla con Silvio Berlusconi che oggi è il suo promotore, da un senso di humour. Prima di scendere in campo si è visto con forte anticipo come un bambinone, sicuro di non mancare mai il bersaglio. Guardando la sua effige, Salvini si è convinto di possedere qualità di intelligenza, di passione, di valore inseparabili dai suoi lineamenti. Deve credere alla sua grandezza innata. Nella geografia della Lega doveva avere il primo posto da quando Bossi si è visto impigliato in una faccenda di malaffare. Pur non essendo stati fatti sondaggi preparatori, Matteo è stato messo in vetta anche perché i suoi concorrenti sembravano dei rivoluzionari tenuti a freno dalla paura. Il vincitore delle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha i tratti di un capo discutibile. Ciò nonostante da ruscello di pianura, con una gran mole di voti è oggi un torrente in piena. Ha il privilegio di trovarsi a proprio agio ovunque come i re, le prostitute e i ladri. Si intuisce subito che per lui il partito è tutto; è una specie di ossesso che vive unicamente per la Lega dove introduce un elemento di gaiezza come un tempo gli Scapini, gli Sganarelli nell’antica commedia dell’Arte. Fluttua nell’atmosfera leghista sorridente e cordiale, in grado di predisporci all’ottimismo anche seguendo il funerale della democrazia italiana. Le impietose riflessioni su di lui di tanti politici di lungo corso si traducono ora in esaltanti commenti. Fedriga è stato avvantaggiato dall’ennesimo svarione del Pd che ha tolto dalla gara per le regionali Debora Serracchiani, imblasonata dal titolo di parlamentare, spalancando così la strada alla Lega. I mass media non trascurano l’occasione di enfatizzare il volto di benevole e cortese conservatore del nuovo governatore della Regione. Questo successo scompiglia le fila del M5s dove Di Maio fa cadere, giorno dopo giorno, le quotazioni del suo movimento e pretende di invertire la rotta invocando nuove elezioni a giugno. Richiesta respinta, ma che denuncia le carenze politiche e culturali del partito che rappresenta e consente di capire qualcosa di questo pasticciaccio che negli annali di questa scombicchierata Italia sarà ricordato con il nome Di Maio, un tantino sbilenco e risibile. Una battuta romanesca suona così: “…ma non avevate nessuno di meio?”.

Maurizio Liverani