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MANOVRA FUORI DALLE REGOLE SENZA PIANO “B”?

di Barbara Soffici

La manovra italiana ha infranto le regole, ha violato i parametri Ue, ha modificato gli algoritmi su cui si basa il financial compact.  E le reazioni sono state repentine, molteplici, influenzate anche dalla campagna elettorale (già iniziata) per le europee di primavera. Da più parti si è ricordato che le manovre governative servono per stimolare la crescita economica e non il debito, il cui innalzamento è tollerato temporaneamente solo a fronte di riforme della Pubblica Amministrazione volte a snellire l’apparato burocratico e a stimolare gli investimenti. Così la Ue ha respinto la manovra ed ha chiesto una “bonifica” entro tre settimane, aprendo però un confronto sereno con il ministro Tria, considerato “interlocutore credibile”. La bocciatura era nell’aria, non ha stupito nessuno. Il commissario Ue Juncker nei giorni scorsi aveva dichiarato che molti paesi europei avevano già sottolineato gli impegni assunti, stavano lanciando invettive contro Bruxelles per evitare che l’Italia potesse godere di una maggiore flessibilità rispetto al resto dell’Eurozona. L’agenzia statunitense di rating Moody’s ha declassato il nostro Paese; lo spread oscilla intorno ai 300 punti; i Btp stanno sfiorando i rendimenti della Grecia; il timore è che gli investitori americani ritirino gli investimenti in titoli di stato italiani: secondo la Ue la deviazione  italiana, “senza precedenti”, non assicura una crescita reale e “mette a rischio il funzionamento dell’unione monetaria”. Così l’Italia potrebbe andare incontro a una procedura d’infrazione.  Ma Di Maio e Salvini, hanno confermato le stime della manovra , il deficit al 2,4%,  sottolineando che non esiste alcuna volontà di uscire dalla Ue e dall’euro. Il governo spiega che la scelta di mantenere il deficit/pil a quota 2,4% si è resa necessaria per recuperare la situazione  economica pre-crisi, per “imprimere un’accelerazione alla crescita con il rilancio degli investimenti pubblici”. L’esecutivo sottolinea la volontà di “attuare le parti qualificanti del programma economico e sociale su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento”  e che verranno adottate tutte le misure per evitare ulteriori sforamenti,  con un contenimento della spesa, rimodulando il “reddito” e la cosiddetta “quota 100” per le pensioni. Questo “piano B” verrà applicato solo qualora i mercati reagissero male a un nuovo declassamento da parte dell’agenzia di rating Standards&Poor’s (prevista per venerdì) e lo spread dovesse innalzarsi a vette  pericolose. Il governo apre così il dialogo con la Commissione Ue, spera in una mediazione, spera che Bruxelles possa ancora una volta tener conto dei “fattori rilevanti” che impediscono all’Italia il rispetto del patto di stabilità e che, di fronte alle riforme strutturali illustrate,  Bruxelles permetta al nostro Paese il proseguimento del consolidamento del bilancio verso il pareggio nei prossimi anni.

Barbara Soffici