MATTEO E’ IN BUONA SALUTE

di Maurizio Liverani

La sola ipotesi che non è stata avanzata, ma appena sfiorata nel gran trambusto politico, è che non ci si è accorti come la vicenda dell’inchiesta Consip possa avere un aspetto sentimentale: cioè l’abbraccio di Matteo Renzi al padre, sospettato di aver tramato contro di lui con il traffico delle influenze. Tutta la storia appare una lunga serie di tormenti, di sofferenze affettive costruite sul nulla. In questa corsa alla rovina della democrazia, alla decomposizione dello Stato, ecco spuntare l’alzati e cammina di un sentimento immutabile: il legame tra padre e figlio. I due riconciliandosi restituiscono prestigio a un rapporto, sempre più logoro in questi tempi, tra congiunti. Verrebbe il sospetto che dietro questi avvenimenti ci sia una strategia. Tra tante facce di politici nate per la noia, Matteo Renzi, bisogna ammetterlo, dopo quanto avvenuto, può far pensare a un astro o a un giovane Davide capace di intraprendere un combattimento contro Golia. All’attivo del segretario del Pd va ascritta la duttilità di saper trasformare in parole chiare e distinte quel confuso amalgama dello scandalo che cessa d’improvviso, grazie al ravvedimento di alcuni infedeli, di essere un puzzle come lo sono i discorsi incomprensibili dei protagonisti. Le ambizioni di Renzi sono così smisurate che, se dovessero realizzarsi, avrebbe già intestata una strada pubblica calpestata da milioni di piedi. Per grazia di quanto avvenuto non appare più, a un occhio attento, un campione di furbastrismo. In questo senso è un autentica star politica; il prodotto più genuino di quella zecca di fiorentini machiavellici che non temono di essere considerati autocrati, ritenendosi come quei mali di cui non bisogna cercare di guarire perché essi soli ci proteggono da mali più gravi. La sua strategia è di tipo pendolare: se il governo oscilla verso destra, vira a sinistra pur di compiacere quella pare del suo partito che non lo ama. E, per trascinarsi a pié di letto sempre nuovi ammiratori, scatena una campagna astiosa contro i bugiardi della Lega e del M5s. Il suo hashish attuale è la riconciliazione. Ha capito che gli italiani su questo punto sono facilmente reclutabili; l’avventurismo politico esercitato indiscriminatamente è una mancanza di perspicacia. E’ per questo che  nel gran polverone politico Renzi si mimetizza ora con l’uno ora con l’altro, privilegiando quel proverbio cinese secondo il quale “nessuno può remare in due canoe alla volta”. Nella corsa a rompicollo verso le “larghe intese” sfrutta lo scandalo di questi giorni per procedere più impetuoso. In tutto questo trambusto Silvio Berlusconi si mette sempre più da parte, avvolgendo il berlusconismo di Matteo Renzi di una suggestiva implacabilità. Al momento opportuno Renzi si farà trovare sul versante giusto. Entrambi rappresentano, nell’ingranaggio propagandistico delle due fazioni contrapposte, due dottor sottili. E’ finita per loro la stagione dei “capri espiatori”.

Maurizio Liverani