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MR. BEAN NON SI DIVERTE PIU’

FATEMELO DIRE 
di MAURIZIO LIVERANI

MR. BEAN NON SI DIVERTE PIU’

L’attore Rowan Atkinson ha deciso di ritirarsi dallo schermo. Visto come va il mondo non vuole più stare al gioco. La sua comicità si mette in pensione. Tra il comico e il tragico nei grandi della comicità c’è sempre stata una logica consonanza. La stessa logica che ritroviamo, per esempio, in “Mr. Bean l’ultima catastrofe”. L’attore è il più moderno dei nostri giorni perché si ricollega ai più antichi. Si può spiegare il suo successo riferendosi al “shandysmo”, come viene chiamata la comicità anglosassone. “Shandysmo” dal libro “Tristan Shandy” di Laurence Sterne, scrittore inglese vissuto nel settecento. Un romanzo contagioso per il cinema britannico che da Sterne ha appreso la grammatica dell’assurdo; una struttura narrativa basata sul caos, sulle bizzarrie anche tipografiche: una pagina completamente bianca, un’altra nera. Con un tono svagato imbratta di sberleffi l’ipocrisia dominante contro la quale è liberatoria anche la maleducazione. Il personaggio di  Atkinson, Mr. Bean, è un dandy di bassa estrazione, uno scicchettone che boccia l’ineleganza di fondo dei raffinati nell’abito e sciatti nell’anima. Il comico rivela ciò che non vorremmo rivelare, quello di cui ci vergogniamo e nascondiamo. Svela l’immagine di quell’”io” vergognoso e segreto che c’è in tutti noi. Mr. Bean è fornito di una cospicua dote di sadismo e anche di masochismo; nel suo “io” scopre un uomo senza qualità. Lo fa attraverso segni, gesti in contrasto con il suo aspetto dimesso ma inappuntabile. Mette in crisi un costume mentale, disaggrega attraverso associazioni di idee per dimostrare l’isolamento che nasconde quello che vorrebbe essere. E ingenera una commedia degli equivoci e dei comici malintesi. Trasferisce tutto ciò senza l’ausilio della parola, con il linguaggio universale che lo rende comprensibile in ogni parte del mondo. L’attore trae il maggior e il solo partito da una costruzione assurda del suo viso e della sua fisionomia. Per reazione a come va il mondo, si libera dalla schiavitù del fair play. Più cerca di circondarsi di rispettabilità più si rivela bifolco, zotico, triviale; sorprendendo per primo se stesso. Di qui la sorpresa del prossimo. Rowan Atkinson, con laurea in ingegneria, fuori dello schermo non fa nulla per apparire divertente. Ha deciso, a 65 anni, di passare inosservato. “Non mi diverto più farlo … E’ stressante ed estenuante, non vedo l’ora di finirla”.
 
 MAURIZIO LIVERANI