NOSTALGIA DI UN IDEALE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

NOSTALGIA DI UN IDEALE

L’invasione del corona virus rende arduo il riflusso verso il sacro, sempre rinascente dopo il fallimento materialistico. Ma in un mondo dove tutto è interpretato in termini di potere e di denaro, sono sempre in agguato il “sacro amor di patria”, il rimpianto degli antichi valori e della religione ”laica”. Con la straordinaria sicurezza intorno alle loro convinzioni, per i democristiani come per gli ex comunisti, la “Patria” è stata considerata dai loro profeti e pontefici parola pomposa, priva di autentica idealità. Dopo aver contrastato, per anni, questo ideale, con uno dei consueti voltafaccia utilizzano la potenza esplosiva dell’ideale di Patria per trarne profitto nell’avversione contro la Lega e contro i suoi alleati; rivendicano l’indistruttibilità della Patria dopo averla mortificata. Secondo la definizione tramandataci da Cicerone essere “la Patria il luogo dove si vive felici”. Nella nostra, degradata in anni di clerico-marxismo, non si vive di certo felici, ma il suo richiamo continua a funzionare mentre l’idea che l’accompagna è scomparsa. Più si assottiglia l’ancoraggio agli ideali forti, più un tolstoismo di maniera induce gli uomini cosiddetti rappresentativi a bardarsi da gran sacerdoti della coscienza collettiva. Sono pochi, però, quelli che non soggiacciono alla malia di questo happening idealistico. Le riflessioni morali, il pathos patriottico, il richiamo a ideali vari mettono in corpo le bollicine di un eccitamento brioso. Può scappare l’applauso perché l’aspirazione affannosa di uscire dall’impoverimento spirituale cui siamo precipitati è forte. Per darsi un bello smalto, ad esempio, basta dire che si è favorevoli illimitatamente al “nuovo”. Non siamo ancora sazi di espressioni come “le lancette dell’orologio della storia non tornano indietro”; è stata detta da un “misuratore del tempo”, detto anche “clessidra della sinistra”. Con questo repertorio di luoghi comuni i vitelloni della politica ottengono il brevetto di rinnovatori. “La maggior parte degli uomini celebri muoiono in stato di autentica prostituzione”. Lo diceva Sainte-Beuve. Il guaio è che in vita sono ascoltati. La storia torna spesso sui suoi passi; con l’egemonia sempre più arrogante del capital-sinistrismo potrebbe risorgere di rimbalzo una reazione contraria. Basta fermare la deriva verso una democrazia “sfatta”, invano vogliosa di rinascere. Questo 25 aprile è l’occasione per ricordarci che dalla riscoperta dell’idea di Nazione si può scorgere un avvenire migliore.
MAURIZIO LIVERANI