“PADRE DELLA PATRIA” ? OBIETTIVO MANCATO…

di Maurizio Liverani 

Romano Prodi, in un momento in cui in politica è facile abortire, era stato dato per scomparso dalla scena pubblica. Per dimostrare che la sua testa è ancora in fermento, si offre alla ribalta nella quale si è sempre illuso di portare un ozono vitale, indispensabile alla respirazione della democrazia. All’insaputa dei più, fiutando l’aria che tira non favorevole all’attuale governo, Prodi vede come un grande pericolo la scomparsa dei liberali con l’attuale conduzione governativa. Per la prima volta si fa zelante assertore del liberalismo, smentendo la considerazione sussidiaria che ha sempre attribuito a questa forma di democrazia. Si sottrae di colpo a quella sorta di secrezione involontaria che ha portato, sino a poco tempo fa, i partiti a gallonarsi di sinistra. La tattica di questo singolare personaggio è di uscire dal guscio del silenzio nei momenti più opportuni, almeno per lui. Una tattica che oscilla tra la democrazia cristiana e il socialismo e che ha finito per screditarlo agli occhi dei molti democristiani, offuscato e deformato. In queste condizioni di disfavore il meglio che Prodi potesse fare era di non fare niente; ma a questa regola non si atterrà mai pur di restare avvinghiato, da “sedentario”, alla notorietà. Le relazioni tra la politica e lui sono andate di male in peggio; pensavamo si fosse annoiato al punto da aver perso qualsiasi interesse per la vita pubblica. Questo zero ha visto ogni cosa intorno a sé ridursi a beffa quando, durante il rapimento Moro, per individuare dove fosse recluso ricorse al giochetto del pendolino che fece oscillare su il nome di una località sul lago di Bolsena, Gradoli. Quando si scoprì il covo dove Moro fu prigioniero prima di essere ucciso, il nome della via era Gradoli nei quartieri alti di Roma. La stampa democristiana fu costretta a compiere inverosimili acrobazie dialettiche affinché non si sospettasse che gli autori del delitto fossero emissari del trattato di Yalta. Passati gli anni, Prodi si ripresentò con lo scettro di automedonte dell’economia. Si prestò soprattutto nell’accanirsi contro Silvio Berlusconi e da quel momento cominciò la persecuzione dell’uomo di Arcore. Industrioso tarlo democristiano, Prodi credette di aver ripreso il coltello dalla parte del manico. Il randello della magistratura si accanì contro il Cavaliere, ma per risorgere Prodi non trovò prospettive incoraggianti. La sua fedina politica divenne scialba; lasciava tracce bavose dietro la lumaca della storia. Mentre lui si vedeva sfiorato dal respiro dell’”eternità” e si considerava a tal punto illustre da puntare al Colle. Ora gli si offre l’occasione di allacciare buoni rapporti con Berlusconi. Non avendo dato prova di possedere lumi speciali sulle cose della politica, si erge, però, un po’ ridicolmente come “forza della coscienza liberale”; ormai per diventare grandi non si può essere scambiati per quello che non si è. Sembra un giornale sbiadito, un illustre che esce dalle catacombe del tempo; sul video ha confermato che soltanto per i suoi cari può apparire affascinante e geniale. E’, ipso facto, un mancato “padre della patria”.

Maurizio Liverani