PIU’ PACE CHE GUERRA

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
PIU’ PACE CHE GUERRA

Non si esclude che la Chiesa arrivi ad adottare la massima greca “La felicità sta nel non essere”. I greci cercavano di rendere più gradevole la vita annichilendola nel sogno; all’esistenza hanno sostituito la bellezza e l’ebrezza. Quella che Schiller chiama l’ingenuità greca non è altro che la facoltà di affratellare l’umanità e far scomparire la conflittualità tra i popoli. Se questo diventasse realtà avremmo un mondo nuovo abitato da esseri socievoli e collaborativi. Scopriremmo il diritto primario per l’umanità di vivere in santa pace. L’universo non rischierebbe più di diventare un colossale “falò”. I capi delle maggiori potenze avranno finalmente un’espressione benevola, non più da pollice verso. La conciliazione dell’umanità intera non costringerà più tipi come Trump (nella foto) e il leader cinese a somigliare a combattenti da album di guerra. I tempi sono cambiati. Sia gli Stati Uniti che la Cina possono cavarsela con un fair play, stendendo un velo di silenzio sui misfatti degli ultimi anni. Dopo l’abbattimento delle due Torri è maturata un’ avversione sempre più profonda degli americani contro chi è loro ostile. Dall’aspetto politico ne traspare un altro psicologico lumeggiante conflitti di coscienza. Milioni di americani si sono convinti di aver combattuto per cause che non sono le loro. Da ambo le parti si sono resi conto che i loro atti hanno inasprito crudeltà e forme di odio. Ora si vuole un “dopo” diverso. La Marx-story come la Mao-story sono fallite in tutto. Grazie al virus ci troviamo di fronte alla classica rappresentazione della politica inglobata nella “distensione”. Per abbruttire il capitalismo e il comunismo non c’è più nessuno; si adopera a questo scopo il capitalismo stesso per l’accumulo delle sue contraddizioni. Forse la pandemia è arrivata al momento opportuno per dare inizio all’età dell’oro.

MAURIZIO LIVERANI