QUA LA MANO PURCHE’ SIA “COMPROMESSO”

di Maurizio Liverani

Nell’alveare delle frasi sfuggite a Massimo D’Alema dopo la bocciatura dell’Ulivo nel 1998 ce ne è una che va istoriata: “Non si può andare avanti con dei dilettanti”. Nel sentirsi trattati come “non” professionisti della politica, Romano Prodi e Walter Veltroni somigliavano a due serpenti boa intenti a inghiottire un bue. Le cose sono subito cambiate; Prodi, suppliziato per non aver dato prova di destrezza, apparve per quello che è, un “parvenu” della politica. Dando fondo alla loro operosità, mai supportata da una professione politica ben lubrificata, Romano e Walter dimostrarono di non essere figli di un dio minore, mentre D’Alema si atteggiava a grande professionista, a vero statista. Da allora la sinistra ha sperimentato una demenza imperdonabile. La “bella politica” da quel momento doveva essere affidata a D’Alema. Rivolto a Occhetto, Macaluso e Cacciari, Max fece capire che si erano sbagliati, “credevate che fossi destinato a far parte del pubblico, invece eccomi qua a calcare la scena”. Da tarlo industrioso  insalsicciò nel suo governo sette o otto partiti e lardellato di suoi uomini quasi tutti i ministeri. Veltroni si convinse di non aver alcun carisma avendo fatto, come si diceva una volta, soltanto le “scuole inferiori”. Sentirsi dare del somaro da Max non lo offese affatto conoscendo la statura del rivale. Tutti gli altri compagni si sentirono allegramente dei fannulloni o uomini “morti di sonno”. Dopo l’inevitabile fallimento di D’Alema, sarebbe scoccata l’ora di una nuova generazione capeggiata da giovani di talento. Matteo Renzi ha cercato, e infine trovato, consensi nel mondo cattolico; i democristiani, pur di conservare la poltrona, hanno accettato la bella trovata che porta il nome di “inciucio”. Turpe, secondo il comunista Alicata, ma terapeutico. Si registrò la sollevazione dei cosiddetti puri, contrari a ogni alleanza con la parte avversa; oggi si presenta alla ribalta l’esponente della congrega che “gestisce” effettivamente il Paese, Gustavo Zagrebelsky, il quale riconosce Silvio Berlusconi valido interlocutore in un’intervista alla “Stampa”. L’”inciucio” è una brutta parola e indica un accordo di basso profilo; ma se lo chiamiamo “compromesso” somiglia a uno straccio estratto lindo e fragrante dalla lavatrice. La notizia “rallegra” gli italiani, stanchi dei giochetti infruttuosi che impoveriscono soltanto la nazione.

Maurizio Liverani