QUESTE SI CHE ERANO “TESTE DURE”

QUESTE SI CHE ERANO “TESTE DURE”

di MAURIZIO LIVERANI

Il principe degli stroncatori, definito “il piccolo boia del novecento”, resta tutt’ora Arrigo Cajumi. Documentiamolo con qualche citazione. Nei “Pensieri di un libertino” del 1947 è un implacabile giustiziere non solo della letteratura italiana ma anche di quella straniera. Dei “Promessi sposi” scrive: “Non rappresentano che un tentativo di mettersi sulla scia di Walter Scott… tonto come i buoni lombardi”. Su Benedetto Croce sentenzia: “Caporione dell’estetica, si muove tra porcellane (sia pure dozzinali) come il famoso elefante”. Giovanni Papini è definito “quel farceur”, Ardengo Soffici “quello sporcaccione”, Alberto Moravia: “ebreo assimilatore”. Si accanì particolarmente su Croce, “partenopeo filosofo”, “pover’uomo”. Luigi Russo è definito “un ignorantone”; di Giuseppe Antonio Borgese, critico narratore e poeta, autore di “Rubé”, dice: “Scriveva addirittura senza leggere, dopo una sfogliata, una tagliata di pagine, orecchiando”. Dava per certo che D’Annunzio “è stato l’ultimo a scrivere in italiano e a saper scrivere”. Proprio di Cesare Pavese, di “Lavorare stanca”, apprezza lo stile. Verso la fine dei suoi anni, Cajumi scriveva di se stesso: “M’aspetto già il sogghigno. Critico maligno e impotente, che nulla sapeva creare”. La strage di giudizi buoni, troppo buoni, alla quale ora si assiste è una cattiveria travestita “alla Cajumi”, critico che la letteratura d’oggi ha annegato nell’oblio. La sua scrittura era facile e gradevole anche se provocatoria. A parte i “Pensieri di un libertino”, raccolta di annotazioni, edito da Longanesi, si negò alla letteratura. Temeva di imbattersi in un critico collerico come era lui.

—————————-

La retorica del nuovo è una turlupinatura grazie alla quale molte facce toste si sono insediate nei centri di potere giocando con se stessi a ogni fallimento, al rialzo.

Il fascismo esiste sin dall’antica Roma; gli italiani lo hanno nel loro dna.

I vari leader dei partiti hanno atteggiamenti che ricordano il passato regime.

La politica, invece di renderci umani, ci incoraggia a diventare intolleranti, ostili verso le istituzioni sino a intossicarci di “fascismo”, dando ai nostalgici la pulsazione di un momento felice, pur di non rassegnarci a essere nichilisti.

Chi è additato fascista di solito è un umorista di buona razza che si delizia come un sadico che scopre di non essere un masochista.

Il marxismo è penetrato anche nelle sale di San Pietro: è stato beatificato.

MAURIZIO LIVERANI 


(Aforismi dai libri “SORDI RACCONTA ALBERTO”, “IL REGISTA RISCHIA IL POSTO”, “AFORISMI SOSPETTI” e “LASSU’ SULLE MONTAGNE CON IL PRINCIPE DI GALLES” di Maurizio Liverani) 

———

NELLA FOTO DEL 1934: RIUNIONI DI INTELLETTUALI D’ALTRI TEMPI. CAJUMI E’ IL PRIMO DA DESTRA, INSIEME A SOLMI E MATTIOLI, CON ALTRI AMICI.