QUI E’ A RISCHIO ANCHE L’UNITA’ D’ITALIA

di Maurizio Liverani 

I commenti dei giornali che lamentano l’insipienza e l’improvvisazione dei nostri governanti, partendo dalla vetta, coincidono esattamente con la scarsa considerazione che gli italiani, sia di destra che di sinistra che di centro, si sono venuti formando sulla classe politica. Coscienti che così le cose sarebbero andate, anche le frange estreme si sono dovute ricredere e rinfoderare tutti i loro proclami rivoluzionari. La famosa manovra gialloverde ha partorito un topolino. Bisogna dare atto che alcune volte i commentatori politici anticipano queste autentiche buffonate scaturite da teste vuote, e riconoscere che hanno avuto, per tempo, il coraggio di indignarsi. Per esempio, il libro di Aldo Cazzullo “Possa il mio sangue servire” aveva centrato la verità che poi si riassume in un colossale ridicolo fallimento. Gli italiani dovrebbero inneggiare alla decisione governativa di ridurre i condoni. Per raggiungere questo obiettivo è stata inscenata una gran gazzarra. Nel mio saggio “Fatemelo dire 2015” mi allineo con quanti sostengono che la nostra democrazia, inglobandosi nell’Europa Unita, va incontro all’autodistruzione. L’Europa che non vuole unirsi prende la rivincita. Ora si diffonde la notizia che Emmanuel Macron, sbandierando amicizia e consanguineità con noi italiani, impone la chiusura delle frontiere; migranti arrivati in Francia vengono riportati in territorio italiano. Nell’UE siamo considerati subalterni. Trasmissioni come “Piazza pulita” emanano un sublime odore mortuario quando si apprende della slealtà dei francesi verso di noi. Questo e altri episodi mi fanno scrivere che è impossibile, nello stato attuale, senza un nuovo cataclisma e nuove resistenze mettere fine a questo caos. L’alt alla disgregazione non viene con la bandiera rossa, perché questo vessillo nel nostro Paese vi si è incorporato sin dal dopoguerra. Scrivo, ad esempio, che le tossine del pangermanesimo di Angela Merkel, non dissimili da quelle del nazismo, ci hanno impoverito di molte delle nostre risorse; sembra che l’UE abbia un solo obiettivo: intaccare l’organismo della nostra civiltà. C’è chi attende la rovina perché l’atmosfera, in Italia, è troppo satura di gas nocivi. In un altro capitolo del libro scrivo: “…indecifrabile proprio lui, Mario Draghi, che passa le sue giornate in un labirinto di cifre… non somiglia a quei tecnici che, con improvvisi colpi di Stato, sono stati imposti ai vertici della manovra finanziaria di un paese affinché raddrizzassero la barca allo sbando. Mario Draghi, ci rivela Salvatore Giannella nella sua rubrica “Il mio eroe” riprendendo un giudizio di Enzo Bettiza, notissimo scrittore slavista di recente scomparso, ha “una formazione umanistica”. E’ un esemplare tentativo di cancellare in sé l’immagine del tecnico-inflessibile, avvinghiato al corpo di chi lavora e produce. La fabbrica è, per Draghi, una platonica repubblica industriale; per certi versi lo apparenteremmo a Adriano Olivetti, non a certi industriali taccagni con i dipendenti e generosi con i paperoni. La conferma l’abbiamo avuta nella crisi greca dove è riuscito, quale presidente della Bce, a sottomettere gli impulsi, divisi tra gli imperativi tecnocratici e gli aneliti di solidarietà umana; non ha voluto imbarcarsi, in nome dello spirito europeista, in aride mitologie, in fideismi contabili. Senza fare proclami ha agito nell’interesse comune. Enzo Bettiza lo definisce un “uomo autorevole e affidabile dalla solida formazione umana e professionale”. Bettiza, che ha vissuto amaramente tutte le esperienze comuniste prima di voltare loro le spalle (basta leggere il suo “Diario di Mosca” in cui definisce chi ancora crede nella possibilità del dialogo con gli ex comunisti “psicologicamente deboli”) così rende omaggio a un talento italiano. “Nessuno può essere patriota con lo stomaco vuoto”; lo scrisse ne “L’iconoclasta” il giornalista William Cowper Brann. La perdita del lavoro prende i connotati del panico; in questa situazione un popolo perde anche il senso di comunità. Figurarsi se può solidarizzare con i burocrati dell’Europa Unita.


Maurizio Liverani