RAFFAELE FITTO SAGGIO, RIECCOLO

di Maurizio Liverani

Per il momento siamo attestati, per quanto riguarda l’opposizione a Matteo Renzi, sulla sfiducia; per indurlo a non farsi più dittatorello, Matteo Salvini ha persino chiesto di colloquiare. E’ il suo flebile anelito di rivincita verso Silvio Berlusconi il quale non si è ancora reso conto che è finita l’epoca dei moralisti zeppelins e dei grandi “sacerdoti” della coscienza morale che in occasione della fine di Bettino Craxi si sono comportati come i “bravi” di manzoniana specie. Un liberale autentico si rivela Raffaele Fito il quale, con molto garbo, ha ascritto nel novero delle “bufale” le pappemolli, non sincronizzate con un grande destino, che suggeriscono la politica al leader di FI. Per illudersi di fare politica gli antirenziani hanno soltanto l’allarme sulle sorti della democrazia. Soprattutto sono impegnati a proteggere dagli avvisi di garanzia alcuni loro leader ai quali praticano la respirazione bocca a bocca per impedire al loro elettorato di annegare nella delusione. Intelligenti acrobati della parola insultano potenti per conto di altri potenti. La loro, bisogna riconoscerlo, è una sorta di moralismo placebo; il bersaglio si lascia maltrattare volentieri e invece di subire danni ne ricava vantaggi. Quando sono a corto di argomenti si ergono a paladini dell’anticomunismo, convinti che per fare grande politica bisogna porsi come scogli, come frangiflutti contro risorgenti pericoli. Ricordiamo ancora una volta che Ferruccio Parri, in un’intervista al “Giorno” di tanti anni fa, disse che per darsi un blasone i partiti fallimentari ricorrono all’atout “attenti al nemico”. Che si sia nell’anticamera di un regime è errato; ci siamo già entrati da quando viviamo nel tempo kafkiano della paura, soprattutto tra chi nel giornalismo si rifiuta di essere un notista erariale, uno scialbo campione del servilismo, un compunto sacerdote del nuovo verbo conformista. Chi non dà garanzie viene lasciato frollare al gancio della routine. E’ questa la stagione in cui, stando accanto al “braciere” della sinistra, il sangue dei conformisti si riscalda.

Maurizio Liverani