RAGIONI DI PARTE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

RAGIONI DI PARTE

Assistiamo da spettatori al precoce fallimento di una nuova generazione di politici dalla quale era lecito attendersi un rinnovamento; illusi dallo stupido motto “largo ai giovani”. Accertato, grazie al Corona virus, l’inconveniente di nascere, la popolazione italiana si riduce per non fornire altri pilastri alla barbarie. Non è più un tentativo appena abbozzato quello di sostituire nel mondo politico alcuni tardigradi con giovani donne. Si sgonfiano, di contro, i politici politicanti che per darsi importanza pascolano noiosamente sul prato di Montecitorio. L’antifemminismo è sempre stato vivo in Parlamento sin dai tempi di Palmiro Togliatti. Per favorire politici “maschi” spesso si intralcia l’ascesa della donna nelle alte sfere della politica. Apro una parentesi per citare un episodio che mi riguarda. Una sera, passeggiando per via Veneto insieme al poeta Vincenzo Cardarelli incrociammo una coppia. La donna era di una bellezza evidente, ingigantita da una notte lunare. Il “vate” si fermò per osservarla meglio; l’ammirazione si espresse in questo modo: “Speriamo che le puzzi il fiato”. Arrendersi a tanta bellezza era superiore alle sue forze. Lo stesso processo somiglia a quanto accade a Maria Elena Boschi la cui immagine ha ormai preso un tale rilievo da provocare invidie e rancori. Un conflitto che spesso si ridesta offrendo un segnale avvilente. Ai politici di professione farebbe comodo che la Boschi fosse relegata nel ghetto insieme alle altre parlamentari che coniugano femminilità e talento. Maria Elena non recita la commedia della vamp, il suo segreto è tutto nella sua intelligenza. Nessuna insolenza televisiva può guastarla o sottometterla alla regola della sessualità a ogni costo. La rivoluzione del femminismo è cominciata da tempo, tutto il resto è diffamazione.

A proposito di censura, si registra il suo abitudinario persistere. Ci fu un tempo in cui un filosofo fece scalpore con un articolo dal titolo: “Per salvarsi dalla censura servono editori di parte”. L’editore modello avrebbe dovuto essere la casa editrice che aveva pubblicato “Minima Moralia” di Adorno, presentando il filosofo tedesco, morto nel ’69, come un grande pensatore di temi “marxiani” dell’alienazione, del dominio di classe. L’editore modello doveva essere quello che aveva mutilato (“per ragioni ideali e di parte”) l’opera di Adorno di brani che non corrispondevano alle “ragioni di parte” della sinistra. Questa censura ha consentito alle Edizioni “Erba Voglio” di raccogliere i brani mutilati in un saggio dal titolo “Minima imMoralia”.
 
MAURIZIO LIVERANI