RITMO ACCELERATO


di Maurizio Liverani

La presenza nel governo di un premier che si chiama Conte è stata un motivo di profondo disagio. Un Conte nel “gabinetto”, al quale hanno dato il loro avallo i partiti di destra, indolenzisce l’anima. Il presidente di Forza Italia ha un’acuta sensibilità per i nomi; per lui, la nostra classe politica dovrebbe essere impettita come per una rivista, intrisa di principi e di ideali berlusconiani. Invece, i leghisti non hanno assecondato questa sua predilezione e hanno fatto tabula rasa della politica mettendo in un cantuccio gli oppositori. E’ il risultato di un processo di disgregazione impercettibile che si è svolto attraverso un lungo lasso di tempo, acquistando, in seguito, un ritmo accelerato come nelle farse di Ridolini. Per uno “scherzo” della giustizia la pentastellata sindaca romana, oltre a conoscere la disfatta giornaliera, acquista “titoli” di merito dalla magistratura. L’assurdità e la stupidità vengono, di conseguenza, colte da tutti. E’ arrivato anche il momento per Papa Francesco il quale biasima partiti e giornali di ricorrere troppo spesso alla calunnia, preludio a un agguerrirsi della conflittualità politica che potrebbe portare alla nascita di un dittatore. Con quell’aria da zapoteco messicano, Matteo Salvini si gode l’incenso delle congratulazioni del direttore di “Libero”; si crede ormai circondato da una sorta di superstizione. Gli altri appaiono guitti di scena, hanno poco “appeal” in questa politica e schiumano rabbia per essere stati scavalcati da un “aggregato” che ha tutta l’aria di voler diventare un nuovo “duce”. Salvini sarebbe afflitto dal complesso di “Casa Cupiello”, cioè la contestazione del presepe paterno e dei cannolicchi materni; non sopporta più di vivere in un Paese che, grazie al “crisismo”, ha consentito alla sinistra di guadagnare i primi posti ovunque. Per sfuggire allo scoraggiamento, che ha accompagnato in questi anni la destra, ha messo la caldaia in pressione; si approprierà di tutte le poltrone eliminando tutti quelli che hanno governato approfittando del “crisismo”. E’ questa un’ideologia svuotata di qualsiasi valore, ma che, con il deterioramento e l’usura, consente la conservazione del potere. E’ l’ultima trovata di ciò che resta del marxismo in Italia ed è esaurientemente spiegata nel “Che fare?” di Lenin. Il monopolio televisivo è stato in tutti questi anni in mano alla sinistra; l’assurdità di questo stato di cose è venuto di conseguenza. I motivi che hanno indotto Salvini ha sfaldare la coalizione sulla quale si regge sono ormai noti. Chi lo biasima, cosa ha mai fatto per aiutare la baracca? I guasti commessi da chi, con la sua inerzia, ha partorito il nuovo “duce” non si contano. Il leader leghista vuole ergersi a protagonista con una veemenza da far paura. “Soyez un vrai rien”, siate un vero nulla, la massima di Pascal deve essere la guida di Salvini; è riuscito a dare, probabilmente, un colpo decisivo, comunque determinante, alla credibilità della classe politica italiana (è bene dire le cose come stanno). Lo scenario apocalittico c’è.

Maurizio Liverani