RIVINCITA NON RIVOLUZIONE

di Maurizio Liverani

La popolarità di Matteo Salvini è ormai così vasta che molti coltivano le sue convinzioni incuranti di essere catalogati di destra. Tra la “fede” e la “panza” l’italiano non ha più dubbi. Perché accanirsi contro questo capopopolo che ha centrato il problema cardine che assilla i cittadini, milioni dei quali ridotti allo stremo? Chi gli dà del fascista farebbe bene a preparare gli opportuni antidoti per contrastare un fenomeno che provoca in tutta Europa reazioni furibonde. Salvini ha dalla sua parte il mondo dei credenti; c’è chi sospetta che papa Francesco, nonostante il suo limitato raziocinio, abbia fatto involontariamente il gioco della Lega, nel momento stesso in cui la sinistra si liberava del suo ateismo e credeva di ingraziarsi la Chiesa dichiarando la propria conversione. Di tenaci anticomunisti non ce ne sono più, anzi, non ce ne sono mai stati. Migliaia di italiani si sono dichiarai assertori della sinistra convinti che solo da quella parte potessero arrivare vantaggi. Salvini non si atteggia a statista; vuole soltanto che il livello di vita si porti a quello stesso delle nazioni che hanno, qualche volta ben occultata, scarsa considerazioni delle doti del nostro popolo. Il congegno che gli assicura il successo è quello di solidarizzare con la gene che vive di stenti; non è intriso di odio, ma sa raggiungere posizioni di vantaggio e tenersele con pochi essenziali “appeal”. Per rinvigorirsi  questo papato ha perduto la strada giusta e per risalire ai vertici ha condotto una campagna moralizzatrice che ha portato alla luce un malcostume diffuso nelle gerarchie ecclesiastiche. Intanto si allarga su vasta scala il giusto sdegno della Lega che ha trovato il vero leader capace di richiamare l’attenzione sui guai del Paese. Il grande flagello è l’incremento della povertà che in altri tempi avrebbe rinsaldato la fede a costo di trascinare il mondo in un nuovo conflitto. La diagnosi può essere avventata, ma gli italiani hanno capito presto che per capovolgere una situazione precaria non basta combattere per la fede, ma correggere un’economia affidata a personalità non all’altezza di farlo. Il vero scopo dei politici è stato quello di danneggiare Matteo Renzi il quale non vuole più sentire parlare di destra e di sinistra. Come premier ha sempre puntato a un  partito nazionale, non più rissoso, ma pronto a un leale confronto. Si è arrivati così a una fase nuova non inquinata dalle ideologie. I conflitti sono apparsi inutili; i soliti luoghi comuni si sono trasferiti negli scontri per la sopravvivenza, e da quel momento i sindacati hanno avuto i “minuti contati”. Per rendere il quadro depressivo meno inquietante sono tornati i soliti “estrosi” che galleggiano nelle promesse sempre rimandate. L’indulgenza delle classi meno abbienti si è rapidamente affievolita quando grandi masse con stipendi risibili, pensionati sul ciglio della fame hanno debordato dai confini religiosi e dato fiducia a un partito che propone misure pratiche. Gli italiani si sono accorti di essere vissuti troppo a lungo in “un paradigma di falsi valori” dove le lobbie si impossessavano dei bocconi più succulenti. La Lega, facendo trasalire il resto dell’Europa, ha affrontato il castigo dell’esodo dei migranti che sta prendendo altre rotte. La verità si è fatta strada grazie ai bisogni dell’Italia ben interpretati dalla Lega.

Maurizio Liverani