SALVINI: “DI MAIO, MI FAI UN BAFFO”

di Maurizio Liverani

Il pericolo che corre Matteo Salvini, insieme all’alleato, che gli è antipatico, Luigi Di Maio, è di incappare in un’elezione che in un batter d’occhio lo impoverirebbe, dopo quello che sta accadendo ed è accaduto, di una quantità incalcolabile di voti. Bisogna sempre aver presente un dato: chi ha votato Lega non era animato da un’ideologia; era furioso verso i partiti che hanno la vocazione per la rovina. Invocando l’assistenza del “dio d’Italia”, si è arreso alla regola antica: si è liberato della conoscenza tutta in negativo dei leghisti e, vada come vada, votiamogli a favore. Il “dio d’Italia” ha aperto gli occhi anche agli italiani pentastellati per rabbia. Una nuova votazione cambierebbe l’infatuazione per una formazione nata sfruttando la scia degli errori di chi l’ha preceduta. E’ stata scoperta la verità spiacevolissima di aver messo in pista candidati della statura di Virginia Raggi, sindaco di Roma. I detrattori, ignorando i trascorsi della nuova “nouvelle vague”, formano una massa che si allarga giorno dopo giorno. I cinquestelle rivelano una salda tradizione di gregarismo; le loro manchevolezze traspaiano come una radiografia dalle loro immagini. Quando Di Maio annuncia il trionfo del suo movimento, si avverte dal tono che quello che dice obbedisce alla selezione naturale: segnala che sarà presto impopolare. Come rimedio, se non si toglie d’attorno spontaneamente, deve correggere il suo rapporto con i leghisti. Mentre Salvini deve evitare il rettangolo elettronico che ingigantisce la sua gestualità; prima di accingersi a tante apparizioni doveva informarsi che la televisione dirige a bacchetta politica, educazione, tempo libero e deforma persino la protesta. La Tv (e ora anche i nuovi mezzi di comunicazione) è la vera freccia direzionale degli umori degli italiani e chi l’ha studiata da tempo sa che usa tecniche di persuasione subliminali, cioè stimoli troppo deboli e che possono influire nel rendere simpatico o antipatico chi presenta. La cosiddetta persuasione occulta è così sottile che il leader della Lega registra oggi gli effetti negativi raggiunti dalle sue apparizioni; anche chi è stato benevolo ha riconosciuto che con la televisione non avrà mai buoni rapporti. Per un aspirante premier è stata una perdita di tempo e, forse, di voti. Salvini declama come un novello Stalin, disposto a fondare in Italia il regno del collettivismo; come un animatore propagandistico che vuol distogliere i suoi elettori dal limo salottiero di Di Maio. E’ sembrato un samurai nell’atto si scagliarsi con grida feroci sul nemico. “Prenderò tanti voti al punto da governare da solo questo Paese, senza alleati”. E’ chiaro che questo è il suo intento, ma non ha valutato la reazione che ha prodotto nel suo alleato. “Di Maio, mi fai un baffo”.

Maurizio Liverani