SEGRETARI ALL’ASTA

di Maurizio Liverani

Non c’è niente di più pericoloso di questa immunità, di questa usurpazione che ha portato gli italiani a esaurire la loro pazienza e li spinge sempre più sul punto di gridare “basta”. I parlamentari non danno importanza a questo mutamento dell’opinione pubblica. In casa Pd un limite è stato superato. Gli aspiranti alla segreteria continuano  parlare di democrazia come in uno sconsolato disco usato e non si avvedono che di democrazia nella nazione, soprattutto a casa loro, non c’è traccia. Se l’orrore per la verità continua a estendersi, non ci resta che augurarle di continuare su questa china. Se una cosa è fallita, diciamo fallita,  pensiamo a chiudere, a ricominciare. Invece abbiamo  partiti che non soltanto si rifiutano di parlare di fallimento ma si baloccano in eufemismi ricoprendo le piaghe e le cancrene quasi che mascherandole guarissero. Questa chiara vocazione a nascondere i fatti, o perlomeno a minimizzarli, trova in testa a tutti il partito democratico che rivela l’imbarazzo sfornando candidati alla segreteria. Matteo Renzi, per Michele Emiliano, per Andrea Orlando, per Massimo D’Alema, per Roberto Speranza e altri, aveva assunto un carisma troppo importante, capace di garantirgli più di una legislatura. Lo temevano a tal punto che, contro l’interesse del partito e del Paese, lo hanno costretto ad auto-escludersi e a progettare per l’avvenire una nuova formazione politica cui la maggior parte dei piddini sarà fedele. Nel momento del successo, quelli a lui ostili hanno dato vita, con la loro denigrazione, a una probabile morte del partito attuale. Alcuni hanno già preso il largo, altri invocano alibi assurdi. Il “califfo” della Puglia Emiliano inalbera un cipiglio nuovo; vuole espellere dal partito gli ipocriti e gli approfittatori, non parla della fine dei finanziamenti. Assumendo l’atteggiamento di un grande inquisitore goyesco, D’Alema ha preso a gridare: fuori Matteo Renzi, dando all’ex premier la pulsazione di un momento felice perché la base subito solidarizza con lui. Sono questi i dettagli che dicono di più dello spirito di un partito in frantumi che pagine e pagine di critici ragionamenti. Vertici apprezzabili di democrazia, gli eredi di Togliatti non li hanno mai avuti. I nuovi candidati alla segreteria si atteggiano a pavoni, ma in realtà sono appena dei fringuelli marini.

Maurizio Liverani