SEMPRE IN AGGUATO…

di MAURIZIO LIVERANI 

SEMPRE IN AGGUATO…

Apertamente, il M5s è invitato a dissociarsi dalla Lega e allearsi con il partito di Zingaretti. Luigi Di Maio è sollecitato a fare trasbordo da una parte all’altra. Dopo qualche esitazione, si è rituffato nell’entusiasmo di Matteo Salvini. Si è reso conto che nessuno vuole avere come guida il leader del Pd il quale cerca di fare fortuna in vari fronti. I “cospiratori” più pericolosi in questa circostanza si annidano nella giustizia che viene sempre a galla quando sono in corso subdole manovre. Ciò che distingue il vero magistrato dagli altri è che si trova al crocevia dei vari movimenti che si escludono e che si combattono. E’ stato, dunque, facile convincere Di Maio a rafforzare “con ardore” l’intesa con Salvini. Nel programma del governo c’è la lotta all’evasione, alla corruzione; salvo imprevisti, verrà attuato quello della Lega. Il tema fondamentale è la tenuta del governo. C’è un altro fattore di incertezza: il primo ministro Conte di che avviso è?

L’automatismo del dubbio scatta sempre quando le cronache ingigantiscono le vicende giudiziarie.

Il “giustizialismo” è geneticamente “non politico”, nel senso che non può associarsi né è associabile ad alcun partito perché, facendolo, verrebbe meno alla sua natura.

Un “sisma” giudiziario si ripete con troppa frequenza qui da noi; la condanna precede la sentenza.

Non tutto il rosario dell’antiberlusconismo utilizzato dalla magistratura si è esaurito.

Soltanto chi è affetto dalla completa anestesia delle facoltà intellettive può non capire il sottinteso di queste giostre giudiziarie.

Molti magistrati hanno la statura di un leader, a volte un po’ troppo dirompente al punto di nuocere alla funzione che vorrebbe far prevalere.

La magistratura, consciamente o inconsciamente, è in grado, tra un rinvio a giudizio e l’altro, di accomunare gruppi apparentemente in antitesi, protesi verso un fine identico.

L’irruenza settaria lascia sempre più il posto allo sberleffo.

Palmiro Togliatti riconobbe nei funzionari della Repubblica di Salò figure che erano la copia esatta di quelle che amministravano gli uffici dell’Unione sovietica. Perché rimuoverli dalle loro poltrone se erano simili in tutto e per tutto ai colleghi sovietici?

Per neutralizzare il flebile fascismo che questi impiegati portavano in corpo, Togliatti inscenò la famosa “amnistia”, aggiudicandosi milioni di voti.

MAURIZIO LIVERANI 

(Dai libri “Aforismi sospetti” e “Il regista rischia il posto” di Maurizio Liverani)