SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

di Maurizio Liverani

Nei partiti le personalità più in vista pretendono di essere le sole depositarie del più genuino e puro spirito della coalizione che rappresentano. Nella realtà è tutto il contrario: è di tale natura la paralisi dei partiti che i notabili si fanno gran lotta per conquistare il vertice, ingannando la base. Tutti i corsi mentali sono irrigati dall’ambizione di arrivare primi come nelle corse ciclistiche. Ci riesce il leader che ha l’”istinto del momento”. Perché proprio questo personaggio sia stato scelto a capataz della sinistra rimane, proprio a sinistra, un mistero. Potremmo dire che Matteo Renzi ha avuto il massimo dei voti guadagnandosi il titolo di “taglia forte”. In effetti lo è, ma bisogna precisare che i suoi concorrenti, invece di gioirne, cercano tutti i modi (sfruttando anche il genitore) per farlo cadere. Come si fa a credere che questo partito sia intriso di principi e di ideali e non di invidie e di odi? Gli italiani finalmente si sono accorti che questi ideali sono semplicemente “flatus vocis”; che da tempo la convenzione, la routine hanno svuotato ideali e principi di ogni valore. Questo idealismo ribassista ha aperto l’universo politico-giornalistico alla antropofagia. Marx asseriva che “la verità ha la testa dura”; di contro Nietzsche replicava che la verità è una “doppia menzogna”. Ha dunque ragione, stando a quello che accade nel Pd, Emil Cioran quando dice che la verità è una “menzogna durevole”. “Dobbiamo essere solidali con le nostre sconfitte”; questa massima di uno scrittore francese ci è venuta in mente ricapitolando l’”affaire” Tiziano Renzi. E’ in corso, senza esclusione di colpi, anche i più bassi, il tentativo di cancellare le “maitre de l’heure”, il maestro del momento, Matteo Renzi. Viene la conferma che tra sinistra e democrazia esiste un’opposizione irriducibile e che non si può lavorare al regno dell’uno senza preparare la rovina dell’altra. Questa è la regola segreta che permea il Pd; dopo i recenti sgarbi somiglia a una sorta di nosocomio o di penitenziario toccati da una luce senza conforto. Quel che più sconcerta è la regola del giornalismo impegnato a blandire e a offuscare.

Maurizio Liverani