SENZA PIU’ PIZZICORE MORALE

di Maurizio Liverani

Quanti veli pietosi la Chiesa e la grande stampa filo-comunista hanno steso sui fatti delittuosi dell’Est sovietico? Sono passati anni, ma è da allora che è cominciato ad assottigliarsi l’ancoraggio agli ideali della democrazia e aumentare la passività morale. La nostra intellettualità a tutto si affida fuorché a un organico principio di vita morale. E’ una congrega capace solo di “coprire” tutto ciò che disturba la sinistra. Fin quando è stato necessario, si sono atteggiati a principi del lamento, spadroneggiando ogni giorno come verbosi ragni della noia filando la loro tela su ogni cosa, fatto o persona alla ricerca di lunghi piagnistei sulle condizioni in cui, soprattutto la destra e i suoi governi, avrebbero ridotto il Paese. Non si sono accorti che i soffi avvilenti della vita italiana intesa come agonia vengono proprio dai loro articoli. L’Italia, secondo questi giornalisti e questi show-odio, guazzerebbe sempre sull’orlo del disastro; da questa premessa pensano di trarre ascolti senza accorgersi di spandere una visione funerea. Alcuni principi del lamento ricordano quel condannato a morte di cui parla Freud. Il giorno dell’esecuzione, un lunedì, esclama: “Ecco una settimana che comincia bene”. L’estrema riuscita di questi giornalisti principe, il loro fulgido intento è quello di fare i moralisti nella maniera più bieca. I giornalisti principe di un tempo, tipo Montanelli, si sentivano feriti nell’apprendere che gli ungheresi e i cecoslovacchi erano stati travolti, nel ’56 e nel ’68, dai cingolati dei carri armati sovietici. “I sogni muoiono all’alba” è il titolo che Montanelli dedicò a quelle giornate. L’italiano d’oggi dovrebbe essere, per definizione, uno spirito critico come lo furono, nell’Urss, Esenin e Majakovskij, suicidi; Pasternak e Varga, che nel suo testamento dimostrò di essere stato in semisecolare disaccordo con quanto aveva sempre approvato ufficialmente; Amalrik e tanti altri. Ricordo che con gli “inviati” della grande stampa il ministro della Cultura sovietica, la signora Caterina Furtseva, fu di una franchezza esemplare: “Mi chiedete perché non pubblichiamo libri di Solgenitsjn? Vi rispondo subito: perché l’editoria sovietica, che è dello Stato, deve dare diffusione ai romanzi di uno scrittore che disprezza il nostro Paese?”. L’ineffabile Furtseva aggiunse con un sorrisino: “Per ora non sarà fucilato”. La stampa italiana non dette, allora (si era nel ’72), notizia di questa conferenza stampa. Ricordiamo, per inciso, che Solgenitsjn era un credente, un cristiano praticante, che non tralasciava occasione per denunciare le condizioni in cui stentava a sopravvivere la fede in Dio nell’Urss. Un notabile democristiano, a proposito di queste dichiarazioni, disse soltanto: “Stendiamo un velo pietoso”. E’ da allora che nel nostro Paese ha cominciato ad assottigliarsi l’ancoraggio agli ideali della democrazia e ad aumentare la passività morale. Nella Roma ampiamente dissestata, impigrita e depressa sarà sempre più difficile un ampio revival della Fede. Non si avvertono sintomi di un’impennata morale.

Maurizio Liverani