SI SA MA NON SI DICE

di MAURIZIO LIVERANI

Lucia Annunziata, che intervista trattabili e intrattabili, si è assegnata il compito di incontrare, tra tanti aspiranti alla segreteria del Pd, personaggi che hanno avuto un certo rilievo al tempo in cui pilotava la segreteria Achille Occhetto. Tra un gruppo di “zucche pelate” in gara c’è un tipo che ha avuto una sua notorietà, Marco Minniti, appartenente alle prime fila del partito. Minniti si è comportato come un simpatico buontempone cui la lunga esperienza tra “falce e martello” non ha tolto il buonumore e la capacità di prendersi scherno di nemici e rivali. E’ in corso una cospirazione per mettere in vetta alla segreteria del partito una personalità che possa intralciare il possibile ritorno di Matteo Renzi, il quale vorrebbe fare della sinistra una compagine con una formula nuova. Alla ricerca di un nuovo Migliore pare accorrano in molti. Minniti è il più maturo e “sotto dittatura” ha svolto la sua milizia segreta; può diventare un caso perché è dotato di una certa abilità. In questo momento si bracca un nuovo segretario come farebbe un cane da tartufo. Questa figura deve essere un innocuo “enfant terrible”; non avere l’illusione di diventare capo del governo. Allo stato attuale, in una competizione per le primarie, un candidato con una forte personalità, anche con l’aggiunta dello spinello libero, potrebbe avere difficoltà a salire in vetta. Il fine è quello di scrollarsi di dosso la tirannia dei grandi e dei piccoli compagni. Il video ci offre la possibilità di scrutarne lo sguardo, ma non di rilevare la vera essenza intellettuale dell’aspirante capo. Non deve avere il furor mattatorio di un Massimo D’Alema o la burrosa, conciliante guanciotta di Walter Veltroni, estranea al piano che si cerca di attuare. Le zone d’ombra devono restare tali. Minniti ha un passato promettente, ma giova soltanto affinché vada in porto il piano escogitato per offrire più garanzie per conquistare il potere. L’Annunziata ha alimentato, con questa intervista, le voci circa la “turlupineide” guizzante come un’anguilla nei corridoi del partito; inalberando uno sguardo neutrale, la conduttrice assolve il compito di far conoscere il connotato, lo sguardo, il sorriso dell’esaminando. Insomma, per selezionare e scegliere il preferito si è ricorsi ai vecchi metodi e, tra non molto, uno tra gli intervistati uscirà dal folto manipolo per arrivare alla segreteria del partito. Apparentemente, questa investigazione dovrà approdare a un risultato di cui si conosce già tutto. Ciò avviene sotto i dettami dell’efficienza; il grande apparato non ha bisogno di queste pantomime televisive perché il prescelto è già stato scovato. E’ un saggio di quanto stalinismo agisca sotto traccia come lo fa con la letteratura e con il cinema. I figuranti si sono prestati al gioco che consiste nel tornare a combattere la solita guerra sinistra contro destra, senza provocare convulsioni. I giornali si allenano a sorreggere questa decimazione di cui i poteri occulti conoscono l’esito. Si lanciano continui allarmi sullo “spread” ridestando fantasmi di oscuri complotti. Il gioco non è tanto oscuro, soltanto i giornali di sinistra tengono di vista il raggiro. La conclusione crediamo di conoscerla anche noi…

MAURIZIO LIVERANI