SILVIO SI ALLONTANA DAI DILETTANTI

di Maurizio Liverani

Superato l’esilio metafisico e l’accasciamento leghista, Silvio Berlusconi ha finalmente chiarito che il liberalismo non può prosperare né a destra né a sinistra, ma può godere buona salute arruolando i moderati. Affinché la nazione Italia non si disgreghi è necessario una corsa a rompicollo per ridare  forza e animo a un’ideologia che dovrebbe essere alla base di ogni partito. A sinistra come a destra si rifiuta il liberalismo ignorando che è la forza portante di ogni democrazia. Berlusconi cerca di ritrovare i fondamenti della sua giocosa macchina da guerra ricca di energia morale; le sue affermazioni hanno portato all’entusiasmo gli italiani alieni alla destra e alla sinistra. Il potere temporale ostile al liberalismo è in crisi. In Tv i conduttori democristiani cedono il passo a colleghi “italiani”. Persino nelle imprecazioni la bestemmia non fa più effetto; l’insulto è indirizzato verso quelle parti del corpo che hanno grande prestigio per il potere della carne. La lunga crisi dimostra quale monumento di noia sia l’intelligenza di sinistra, con la democrazia cristiana ridotta a un’esposizione di tutte le varietà e sfumature della compromissione sorniona, beata e superpagata. Un merito questa crisi lo ha avuto: ha consentito di saggiare il terreno, cioè l’umore dei cittadini. Il leader di FI non se la sente più di confondersi con quei balordi leghisti immersi in una sorta di furore geloso verso chi ha cercato di ingannarli con grossolane deformazioni della verità. L’opinione pubblica ha capito da che parte stavano il video e gli organi di informazione che hanno sempre cercato di coalizzarsi contro gli Stati Uniti, dimenticando come l’antiamericanismo non corrisponda alle direzioni profonde della coscienza collettiva. Questa opacità di reazione opposta dagli italiani alle sollecitazioni antioccidentali mette i D’Alema, i Bersani, gli Orlando in uno stato di pietosa irritabilità. Ufficialmente a sinistra si pone l’accento su antichi e indistruttibili legami, come si diceva una volta, ma sotto sotto si fomenta l’antiamericanismo nato con il fascismo, proseguito con il comunismo e con il cattolicesimo retrivo. A dispetto di tutte le giravolte, l’erede di Botteghe Oscure ha qualche cosa di adulterato, di posticcio, di ingannevole. Per esempio, per Francesco Cossiga D’Alema è sempre un bolscevico magari “garbato”; come i bolscevichi garbati non ha più un’ideologia, ha soltanto sete di potere. Nel Pd sono soprattutto preoccupati che dalle loro fila non esca un Bonaparte, per esempio, Matteo Renzi e per impedire l’avvento dell’uomo nuovo si sono affidati al figlio di un dio minore destinato al tracollo. Quel tal Romano Prodi che per il suo modo di plasmarsi e intridersi in mille condimenti è paragonato a una “bistecca alla tartara”. Come una polpettina tritata Giuliano Pisapia si adegua a tutti i gusti; è un giovanotto un po’ invecchiato, un incostante che crede di essere abbastanza preparato per la situazione politica attuale. Non bastano i vecchi trucchi delle farse di Ridolini per persuadere gli italiani di sinistra di avere un partito di sinistra. Purtroppo con i grillini siamo ancora in piena “ora dei dilettanti”.

Maurizio Liverani