SOR CONTE

di Maurizio Liverani

Il premier Conte si porta benino agli occhi degli italiani perché non ha nulla del politico politicante; però va subito detto che ha preso la bussola e ha portato l’Italia dentro uno stato confusionale mal conciliabile con le grandi promesse dei dioscuri Di Maio e Salvini. A suo attivo va messo uno spirito opposto al regime declamatorio dei soliti primi ministri. La “tarantella” che conduce in questi giorni ha il sapore di un’insipida autocandidatura a palazzo Chigi; è fin troppo evidente che coltiva in sé la convinzione di non appartenere a una razza superiore. Quei pigri e lenti modi con cui si muove senza “latrare”, come un qualsiasi vip della politica, probabilmente nascondono uno sconfinato orgoglio. In molti sospettano che sia un commediante di rango e che, mescolandosi con il governo delle “mezze tacche”, gli sarà facile credersi predestinato e nutrire in sé un sentimento di grandezza che soltanto un Matteo Salvini potrà affievolire o addirittura spegnere. Non si illude di essere un’imitazione di Berlusconi; con il leader di FI la simpatia popolare passa facilmente. Formulare concetti, purtroppo, gli procura doglie, intendendo con questo che non è un polemista elettrizzante; la sua immagine circola senza credito e senza prestigio. Di Maio e Salvini gli usano un certo riguardo, consapevoli che al momento opportuno potranno retrocederlo. Giuseppe Conte si sottrae alle lusinghe; è abbastanza intelligente per non farsi avvincere dall’estasi dell’illimitato. Non rivela mai di andare oltre un certo segno. Ha le regole fisse di solidarizzare, nel bene e nel male, con la consorteria dei signori della politica e della finanza. Il suo iniziale pronunciamento politico è sembrato fatto con lo stampino di Paolo Gentiloni. E’ un buon segno; non sopporta lo stile politichese. Ha il torto, agli occhi di chi diffida di tutti, di non manifestare tante ambizioni; un modo, sembra assurdo pensarlo, per inseguirle tutte. Pur essendo giovane conosce le regole dei regimi democratici: a contatto con i conformismi si diventa conformisti senza nemmeno sapere di diventarlo. Senza alcuno sforzo, senza alcuna intenzione di proporsi, potrebbe aureolarsi di una popolarità non inseguita. E’ questa la tecnica di chi entra nel “giro” quasi senza accorgersene. Simpatico per natura, può essere accalappiato sia a destra che a sinistra, pur non volendo  confondersi con nessuno. Ha iniettato inconsciamente un nuovo pathos che dà l’illusione al governo che presiede di essere in uno stato mentale da articolo di fondo.

Maurizio Liverani