SORDI: DOPO MORTO E’ “IN” PER TUTTI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

SORDI: DOPO MORTO E’ “IN” PER TUTTI

La rievocazione televisiva di Andrea Purgatori “Siamo tutti Alberto Sordi?” nel centenario della nascita dell’attore è una documento che sarebbe stato più apprezzabile se non fosse stato danneggiato dall’intrusione della pubblicità che ha interrotto nei momenti più significativi. Sordi ha sempre detto che l’incontro fortunato è stato quello con Federico Fellini. “E’ stato lui che ha creduto in me – mi disse – quando nel cinema nessuno mi voleva”. Ma tra i grandi dello schermo metteva Ernest Lubitsch, l’autore di “Il paradiso può attendere”; le sue opere fanno ancora testo. Mi disse: “Ti cito un film: ‘La signora con l’ermellino’. Lubitsch morì mentre lo stava dirigendo. Se vedi il film ti accorgi subito dove lui lo ha lasciato e dove altri lo hanno ripreso e portato a termine”. L’episodio di Sordi che spadella il famoso pernacchio nei “Vitelloni”, “lavoratori prr… prrr…”, ha un seguito: alla presentazione del film a Marghera, voluta da Fellini, a riderne più degli altri furono proprio gli operai, presaghi di quale destino tanta politica avrebbe loro offerto. Quel pernacchio pose fine sul nascere alla figura dell’”uomo nuovo”, un’astrazione politica per mantenere vivo il clamore di nobili ideali declamati da chi pensa soltanto al proprio tornaconto. Si è sorvolato sull’ostilità dei comunisti verso Albertone. Il Leone d’Oro alla carriera lo ottenne soltanto nel 1995. “I comunisti non me lo volevano mai dà”, mi disse quando lo incontrai al Festival di Venezia. Un altro aspetto sconosciuto dell’attore è la grande passione per i viaggi spaziali, così come era convinto dell’esistenza dei dischi volanti che “partono da altri pianeti”. Sul suo carattere, mi raccontò, ha influito la lettura di “Pinocchio”. “Con chiarezza e semplicità, Collodi presenta personaggi che fanno parte del mondo, della vita. Io leggo per utilità professionale. Si legge, secondo me, per curiosità e per utilità. Non posso dirti che su me ha avuto un’influenza Proust, me ne dispiace”. Aveva ragione Fellini quando disse: “Alberto è cento; gli altri sono, al massimo, dieci”. Un comico che si schiera a destra o a sinistra non è più un comico. Alberto ha preso in giro prelati, politici, democristiani e persino il Papa. Sordi è stato bravissimo grazie a queste tre coordinate: vago anarchismo, isolazionismo cinico, animus piccolo borghese. Con la morte è finita la forte avversione della sinistra al sordismo, uno dei fenomeni più singolari dei nostri tempi. Da morto non è più un “italiano negativo”. Non è più trattato da antipartito. La sua furbizia è ammirata da tutti; i rossi, che in vita lo hanno sempre avversato, da morto si appropriano della sua comicità. 
MAURIZIO LIVERANI