SORDI, ROSSELLINI E FELLINI: NEMICI INTIMI

di Maurizio Liverani

In occasione del anniversario della nascita di Alberto Sordi si ridestano molti ricordi sull’attore che ebbe moltissimi estimatori e alcuni nemici. Per un certo periodo il popolarissimo personaggio fu in cattivi rapporti con Federico Fellini. La ragione è una sola: non perdonò mai al regista di aver preferito a lui Marcello Mastroianni come principale interprete de “La dolce vita”. Ricordo la prima visione del film a Cinecittà, in una saletta del famoso stabilimento. Ero presente perché sono stato il primo a illustrare su “Paese Sera” il progetto del regista che aveva molti contestatori; primi tra tutti i comunisti e le gerarchie della Chiesa. Io mi decisi a seguire il consiglio di Togliatti sull’eventuale intervista che il regista mi sollecitava tutte le mattine nei nostri incontri al Caffè Rosati. “Tu lo vuoi intervistare?” mi chiese il Migliore. Al mio “sì”, mi invitò ad agire in assoluta libertà. L’intervista apparve con grande risalto su “Paese Sera”, preannunciando che sarebbe stata un’opera “sensazionale”.Ostili a Fellini erano Roberto Rossellini e Alberto Sordi. Rossellini era convinto delle grandi capacità di Federico e non voleva facilitargli il successo. Dietro la macchina da presa Federico Fellini arrivò grazie ad Alberto Lattuada che accettò di co-dirigere un film, interpretato dalla moglie del regista milanese Carla Del Poggio, scomparsa di recente. Alla prima proiezione della “Dolce vita” fatta per il produttore Angelo Rizzoli senior, ero presente insieme a Sordi, oltre ai collaboratori del produttore, non favorevoli alla pellicola temendo le reazioni ideologiche astiose (il  film non era in linea con il neorealismo di rigore) dei comunisti e il biasimo morale della Chiesa che, puntualmente, arrivarono dopo l’uscita nelle sale del film che io, invece, esaltai su “Paese Sera”  senza attendere la presentazione pubblica. Al termine della proiezione privata i collaboratori di Rizzoli si aspettavano una reazione negativa del loro “boss”. Ricordo che il vecchio Rizzoli, visto di spalle, sembrava sonnecchiare e i suoi collaboratori gongolavano all’idea che il film non gli piacesse. Terminata la visione, Rizzoli senior si alzò, si stiracchiò e, al posto dell’atteso “bruttissimo”, se ne uscì con un sorriso sgargiante, quasi urlando, “eccezionale! Bellissimo!”. Gli altri sposarono subito l’entusiasmo del “Cumenda”  gridando “Fellini è grande!”. Sordi mi guardò e disse in romanesco: “non me vorai dì che te piace?”. Risposi con uno stentoreo “Sì!”. Riportandomi a Roma con la sua Mercedes, Sordi mi fece una stroncatura chilometrica della “Dolce vita”. Mi lasciò a casa di Roberto Rossellini che insieme al suo protettore spirituale e alla moglie indiana Sonali Das Gupta ( anche lei scomparsa di recente, abbandonata da tutti, tranne che da mia figlia) si aspettava, anche lui, in nome della “nostra amicizia”, una mia stroncatura. Lo delusi, seguì una cena di gente immusonita e un tantino ostile verso di me, che davo il via, a mia insaputa, alla stagione del “fellinismo”. Debbo chiarire che Rossellini non voleva essere scavalcato nella classifica delle grandi firme del cinema italiano, mentre Sordi nutrì sempre una certa rabbietta verso Fellini che gli aveva preferito Mastroianni. Poi, con il tempo, le cose si sistemarono, poiché Sordi divenne il principale interprete de “I vitelloni”. Concludo dicendo che  in anni di frequentazione con cineasti di questo livello ho registrato spesso malignità, invidie e insinuazioni. Ciò non toglie che erano dei personaggi di grande talento e simpatia.

Maurizio Liverani