SOVRANISMO: NUOVO VIRUS POLITICO

di Maurizio Liverani 


Studiate bene la nuova ideologia che dilaga su tutti i giornali e incuriosisce soprattutto i monarchici perché ci sentono un sapore di restaurazione; poverini, si fanno delle illusioni. “Il ‘sovranismo’, dal francese ‘souverainisme’, secondo la definizione che ne dà la enciclopedia Larousse, è una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali. E’ il crucifigge della democrazia tradizionale. Se si affermasse, i politici dovrebbero restituire i cospicui vitalizi e tornare ai lavori praticati prima di entrare in politica. Dopo un lungo silenzio, il politico “chewing-gum”, Giuliano Amato, si è riproposto alla ribalta per avvertirci che “dopo il sovranismo ci saranno le leggi razziali”. La sua disposizione a pigliar fuoco si rivela al momento giusto quando i partiti italiani hanno ricevuto un’autentica pugnalata alle spalle dal successo della Lega e del M5s. I partiti hanno sciupato il patrimonio della democrazia in cupi rancori; è cosa ormai nota a tutti e non suona più offesa l’istinto di conservazione che spartisce i privilegi. Giuliano Amato, con aristotelica consequenzialità, è tornato ai suoi studi e alle sue scelte politiche ben più micidiali di quelle che finirono il bandito Petrosino. Punta sul pericolo del sovranismo per mettere un nuovo partito in combustione. Il politico “chewing-gum” rifulge per la sua lunga assenza; attende il “momento” di affrontare il martirio della democrazia, per lui secondario e irrilevante. Ricordate quando Amato si inalberò contro le “cento padelle” che ottennero un buon esito elettorale? Dimostrò di essere autenticamente indignato dal cinismo dei componenti della classe politica. Il presidente della Repubblica di allora, dopo il fallimento di Marini di salvare una turpe legislatura, vide in Amato una “coscienza inquieta”, capace di distinguersi per un non attaccamento alla poltrona. Ricordò che Amato è cresciuto alla scuola dei tormenti; un vezzo “passe partout”, da sinistra a destra e da destra a sinistra. Giorgio Napolitano fu indotto a servirsi di lui, su suggerimento di Silvio Berlusconi il quale sosteneva che il “dottor sottile” fosse capace di conciliare l’inconciliabile. Questa sembra, oggi, l’ora di associare tanti inassociabili in un unico governo. Questi assorbimenti, Amato li sa praticare con magistero sommo; si limita a cercare la collaborazione dimostrando che le fazioni, combattendosi durante un crisi aspra, si danneggino reciprocamente. Come predicava Togliatti, la politica non è che la fusione dei singoli egoismi a tutto vantaggio del partito egemone. Amato pensa a una grossa “marmitta” berlusconiana nella quale fare una fusione. E’ nato in questi giorni un gran via vai che lascia una bavosità, una scia di cose poco chiare; chi vuole avvolgersi di questo prestigio, chi ama il trasbordo da sinistra a destra lo chiama “il cammino della speranza”. Silvio Berlusconi da un lato e Matteo Renzi dall’altro, nonostante un’ostilità dichiarata del Pd e quella “bisbigliata” degli ex democristiani, continuano ad avere ampi consensi. Tuttavia si dissimulano serpeggiamenti complessi, contorsionismi ora pro ora contro con sbocchi imprevedibili. E’ probabile che la novità piccante di questa estate sia una forma corretta, più civile delle larghe intese.

Maurizio Liverani