SPUNTANO LE ZEPPOLE

di MAURIZIO LIVERANI

Il gioco è fatto. Abbiamo tre capi di governo. Matteo Salvini è intento, in ogni occasione, a vanificare gli altri due premier. Luigi Di Maio e Giuseppe Conte si ritengono altrettanti primi ministri. Si erano imposti come triade, ma parlano, illustrano la loro azione come se solo uno vesta l’”orbace”. Alla vigilia di un’adunata sembra che ognuno sia una tarantola uscita da un’altra tarantola. Di Maio, per evidenziare la sua superiorità di rango, si segnala, sin dall’abito, come il solo e unico capo. La sua faccia tradisce una spasmodica tensione; i suoi occhi, tondi e liquidi come quelli di una seppia che ascolti una fisarmonica, ci dicono che, fin quando non avrà vanificato la prepotenza di Salvini, non riuscirà a ingannare nessuno. Nel suo movimento lo si depreca come elemento di divisione. Un giorno Di Maio ostenta un comportamento da lift di grande albergo, un altro parla con perifrasi che lo minimizzano a seconda della convenienza. Soprattutto oggi che sembra in rotta con Salvini, pretende di vivere da capopopolo. Conte ostenta un’aria da pollo che pretende di vivere da gallo. Scivola da una parte all’altra e si ritrova nei luoghi più diversi presentandosi a far da mezzano agli altri due “zuzzerelloni” con lui al potere. Nutre, senza mimetizzarsi, una certa superiorità, con una tranquillità in contrasto con l’ansia che trapela dai suoi commilitoni; con aria sorniona, in tutte le riunioni è sorridente, prodigo di strette di mano come un gerarca dei bei tempi. In ogni occasione proficua, concede un torrente di parole sull’importanza storica di un “partito uno e trino”. Nel frattempo, Di Maio si sforza di apparire un flagello metafisico, pronto a giganteggiare sulla destra che ha vinto, ignaro che tra breve nel maremagno del suo movimento si abbatteranno onde preoccupanti. Smentendo i consigli di Salvini, assertore (come farà?) della gioia delle masse confluite nella destra. Il “partito” al governo ha più di un motivo per gioire, non potrebbe essere diversamente dopo il pasticcio che lo ha portato al potere. Se cercate nei volti dei seguaci, invece di tanta gioia, vedrete affiorare minacce, allarme, nervosismo, impulsi verso una possibile disgregazione. Si diffondono lamentele e battibecchi sulla distribuzione dei ministeri; spuntano parole come malversazione, inganni, raggiri. Il glomerulo al potere conosce la via del perdere tempo, incapace di imboccare la replica immediata; non è più facile nascondere colpe e magagne. La macchina delle insinuazioni sta accelerando il meccanismo distruttivo. Entrando a Montecitorio, un po’ alla volta si evidenzia lo “stile” parlamentare assimilato dalla vicinanza con la mafia e con i potenti della finanza, con particolare riguardo per quelli che hanno fatto della loro vita il capolavoro del doppio giochismo. Sarà difficile, con certi retroscena, nascondere un passato ricco di istanze rimaste nel buio. Cronache parlamentari fosche sono già registrate.

MAURIZIO LIVERANI