STELLE SFIDUCIATE

di Maurizio Liverani

Con il Movimento 5 stelle parte dei romani si erano illusi che con questo scalcinato partito avrebbe fatto vedere i sorci verdi all’Italia tutta. Nella Capitale c’è chi considera Beppe Grillo un tipo proveniente dalla Commedia dell’Arte; c’è chi lo considera pura astrazione comica rappresentante soltanto se stesso. E’ stato attratto dalla politica dalla sua vis comica; a un certo punto della sua vita ha capito che fuori dalla sarabanda politica si rischia di diventare delle nullità. Ritiene divertente uniformarsi a un drappello di ambiziosi “coatti”, gente come Di Battista che procede per sbruffonate, ripetitività snervanti; senza alcun controllo linguistico porta avanti il suo furore polemico convinto che Virginia Raggi, la sindaca più sbertuggiata della storia di Roma, abbia le risorse per trarre dal pantano la città eterna, eternamente affidata ad amministratori inetti e spesso truffaldini. All’inizio, affidandosi alle illusioni, i romani hanno pensato che una donna salda di nervi potesse portare avanti alcuni progetti. Il suo viso gentile ha mascherato, per qualche mese, la mancanza di indottrinamento per far uscire dai grossi guai la città di cui ormai il mondo parla, un po’ esageratamente, come di una fogna. Vedrete, gridavano i leader pentastellati, che con noi si instaurerà il regime degli esperti delle cose che contano. Stanchi dell’incompetenza dei politici di professione, i tecnocrati di Grillo dovevano dimostrarci di non avere nulla in comune con i praticoni  che hanno sempre avuto una sola meta: quella di conservare il potere dividendoselo come fanno i gangster quando spartiscono tra i loro clan le zone di influenza. E’ bastato poco tempo perché i cinquestelle della giunta romana cadessero nella trappola dei tecnocrati di professione. E’ venuta alla luce una disposizione mentale di tutti i partiti ad amministrare la città con una tecnica di stampo mafioso. Quando nella fase pre-elettorale i grillini anatemizzavano, si illudevano di saper risolvere. A questo intento moralizzatore si accompagnava il desiderio di infangare, con giudizi avventati, chi li aveva preceduti. Un “pataccare” che è andato avanti a furia di espedienti. Dal movimento ci saremmo attesi uno stile nuovo; invece si sono applicati, e si applicano, a sviluppare e a condurre al limite le premesse dei predecessori.

Maurizio Liverani