STOP AL CALVARIO

di Maurizio Liverani

L’anno che si chiude sarĂ  ricordato come quello in cui sono morte le ideologie e di conseguenza anche i partiti. C’è giĂ  chi pensa a creare nuove formazioni. I sintomi maturano in fretta come i cetrioli. E’ da tempo che la situazione è quella di una nave in procinto di naufragare; per il momento è soltanto arenata. Imbarca acqua sporca da mille falle, oltre al disprezzo degli idealisti. Nella casa terremotata del comunismo si fa fatica a stare a galla. Con Palmiro Togliatti e persino con Enrico Berlinguer, che non era una cima, Marx è giĂ  nel canestro della biancheria sporca. La cosa rattrista la vecchia guardia ma non impensierisce le nuove generazioni che considerano la politica un fatto marginale mentre pensano sia fondamentale l’andamento della finanza. La sorte del Monte dei Paschi di Siena sta piĂą a cuore ai politici che l’attivitĂ  di “export-import” di anime della politica. Un tempo si sarebbe ricorsi alla giostra cimiteriale, secondo il tracciato obbligatorio di Alcide De Gasperi che portava verso la Dc risorse finanziarie e le convergenze politiche che da queste risorse traevano forza. Questi sono stati i dogmi ferrei che guidavano i partiti. Si camuffava questa politica con diversi espedienti; per esempio, con indugi politicamente voluttuosi sulle tombe dei “grandi padri”. Ai cimiteri veniva accordato un grande fascino; ombre evanescenti, atmosfere stupefatte, raccoglimento. Dietro questa giostra, la faceva da padrone la politica dei grandi affari e l’andamento bancario. Con dinamica apatia, i partiti simulavano la salute del Paese; i condottieri nascondevano i pericoli sotto pretese europeistiche. La “gloriosa macchina da guerra”, varata da Achille Occhetto alla Bolognina, nella versione veltro-dalemiana sembrava un trenino giocattolo. Eppure si diceva che fosse colma di ebrezza d’avvenire. Capi partiti somiglianti a zitelle di provincia si sono battagliati, in tanti anni, nascondendo di essere l’incarnazione dell’omaggio funebre al nulla. Le polemiche: un vuoto automatismo delle labbra, un vaniloquio uscito da un opaco raziocinio. Intanto il Paese aveva bisogno di trasfusioni di sangue giovane e di centinaia di milioni di euro. Incapaci di approdare a qualche risultato, i capi della sinistra e della destra recitavano, soprattutto in tivvĂą, la commedia dell’intelligenza. Il fallimento era sempre dietro l’angolo; lo è anche oggi in cui si cercano mille modi per nascondere questa agonia. Questo tira e molla tra inflazione e deflazione, tra crisi e ripresa  ha sfibrato l’interesse per la politica e fiaccato ogni anelito a imboccare la via della rinascita rispettando l’economia di mercato, la proprietĂ  privata, la diversitĂ  di opinioni. La sempliciotta dottrinella messa in campo in questa lunga fase non è altro che la ricerca di sopravvivere.

Maurizio Liverani