STRAPAZZATI DI STATO

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

STRAPAZZATI DI STATO

Il voto sul taglio dei parlamentari è un gioco quasi infantile concepito con una strategia da boy-scout, ma vuol sembrare terribile. E’ una formula gaia di puro sapore goliardico mentre vuol assumere un significato intimidatorio. Chi leggerà il proprio nome nella lista dei depennati avrà la frenesia di sentirsi un tantino importante. Questo Parlamento di “pappe molle” si presenta severo come la caricatura di Stalin quando era pronto a tutto osare. Individui annullati nel magma sinistra-destra si sentiranno lanciati nella ribalta della piccola notorietà; sarà gente del solito ambiente, tra piccoli professionisti, intellettuali scalcinati, equivoca gentuccia che razzola ai margini di affari inverosimili; gerarchi rossi, gialli e neri decaduti ma tenuti in vita dalla carta stampata. In un Paese elastico come il nostro, di tanto in tanto gli incapaci al potere sentono il bisogno di far sentire il grido “à la lanterne” di Robespierre, la famosa invocazione della rivoluzione francese che, a distanza di secoli, appare nella sua vera luce: un “rimpasto” più che un autentico rinnovamento. Un buon numero di lottizzati, bollato dalla modestia e da un bello smalto di integrato,  potrebbe conoscere l’oblio. La cancellazione, in questi casi, diventa un vero incubo; tutti hanno paura che il lottizzato possa essere sostituito da opinionisti liberi. Aveva ragione Umberto Bossi quando diceva: “Stringi stringi sono tutti comunisti. O comunque, quel giro lì: democristiani e comunisti”. La sinistra è molto furba: al momento opportuno sa diventare grillina. Il telegiornalista di sinistra ha vissuto ormai la sua epoca; ha “sposato” il suo tempo che è quello del trasformismo. Abbiamo conosciuto un solo giornalista che non abbia operato contro i propri principi. E’ Brancoli. Per le sue dimissioni è stato cancellato dal video, privato e statale, e anche dalle colonne della grande stampa di cui era uno dei maggiori opinionisti. Dimettendosi, Brancoli era, nel generale conformismo, un “cattivo esempio”. Ha avuto il torto di non aver capito come nella sedicente seconda Repubblica la suddivisione in destra e sinistra è un’invenzione della politica. “Nata – scrive André Gluckmann nel suo saggio “La stupidità” – nelle assemblee della rivoluzione parigina”. La sinistra, quando diventa minoranza come è accaduto in Italia, si propone come motore della storia. Questo motore consiste nel restare alla guida dei poteri che contano. Non c’è da stupirsi se finisca per glorificare lo spirito d’impresa e il rigore economico, esigenze che appartengono al folclore dell’altra sponda. In questo “piccolo Stato situato ai piedi delle Alpi”, definizione di Napoleone, la lotta politica consiste nel rimanere infissi come un attizzatoio nelle poltrone che contano.

 MAURIZIO LIVERANI